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Il petrolio: alla ricerca di una sua direzione
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Il petrolio: alla ricerca di una sua direzione

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Andamento e volatilità del 2016

Il 2016 verrà certamente ricordato come l’anno del crollo del  petrolio  e della successiva incertezza direzionale. Se a febbraio si è visto il prezzo dell’ oil scendere sotto i 30 dollari al barile, minimi storici assoluti, (sia per il Brent che per il WTI) la volatilità e il rally al rialzo hanno portato a far segnare un massimo a giugno.

Infatti la quotazione del Brent ha superato i 52 dollari  per poi fare un importante ritracciamento  sin sotto i 40 dollari ed un successivo importante recupero che ha riportato la quotazione nuovamente nell’intorno dei 50 dollari.

Alcuni fattori quali  il recente rafforzamento del dollaro USA e soprattutto la mancanza di un accordo tra i paesi membri dell’OPEC  sulla produzione  hanno limitato la prosecuzione del rally al rialzo.

Questo ha anche alimentato notevoli dubbi sulle previsioni del pricing per i mesi a venire. Il nodo cruciale della questione trova le sue cause nell’eccesso di produzione rispetto alla domanda e la difficoltà riscontrata di trovare una soluzione risolutiva sulla produzione da parte dei Paesi dell’Opec.

L’accordo di Algeri

Alcuni Paesi come l’Iran hanno aumentato l’output in estate e anche la Russia ha seguito la stessa rotta. Questo nonostante il ministro dell’Energia Alexander Novak al recente G20 in Cina abbia dichiarato che  risulta necessario frenare l’eccessiva volatilità del mercato del petrolio, in quanto ha un impatto negativo sulla crescita economica globale e sulla stabilità di lungo periodo.

La situazione sembrava destinata ad un prolungata fase di stallo ed incertezza sino al recente incontro tenutosi il 26 settembre ad Algeri. Paese tra i più importanti  esportatori all’ interno dell’ International Energy Forum.

Infatti per la prima volta i produttori hanno trovato un accordo dove si  taglia l’estrazione di 750.000 barili al giorno con l’intento di portare l’output giornaliero in una fascia intorno ai 32,5/33 milioni di barili.

L’effetto sui mercati si  è fatto subito sentire sui mercati con un rialzo dei prezzi (il Brent è tornato sopra la soglia dei 50 dollari). Restano ancora delle cautele in merito. Per esempio in che modo l’Opec gestirà la distribuzione dei tagli tra i Paesi membri? E questo primo taglio sarà sufficiente a far risalire i prezzi sul mercato? Secondo alcuni la produzione ai livelli attuali risulta ancora alta. Per il momento in ogni caso un primo segnale positivo c’è stato, basterà a dare stabilità per i mesi a venire?

 

L.D.R | UNICASIM 

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Il petrolio: alla ricerca di una sua direzione ultima modifica: 2016-10-06T10:06:27+00:00 da wpunica