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di Luca Rosia 0

Quando Philippe Halsman diceva al presidente Nixon…”salta!”

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“Jumpology” di Philippe Halsman ha segnato la storia della fotografia. A Parigi una nuova retrospettiva sul fotografo che ridefinì il concetto di ritratto.

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Pochi centimetri sopra il suolo. È tutta lì la felicità, se ti chiedi dove puoi cercarla guarda e impara. In un salto, in quel gesto semplice rapido e intenso. Quando Philippe Halsman (1906-1979), fotografo lettone cresciuto a Parigi, decise di chiedere a volti celebri di prestarsi come modelli semplicemente saltando, non immaginava forse di restituire un contorno nuovo e più comune al termine celebrità. E nemmeno di dar vita a una sorta di corrente artistica che nei decenni a seguire avrebbe influenzato il credo stilistico di molti suoi successori. O forse sì, nel suo orizzonte ricco di utopie e tipico di chi dona la vita all’arte, era proprio così. Philippe volava solo smascherare le espressioni facciali di uomini e donne inarrivabili, toglierne il controllo alla privacy, mosso da una genuina curiosità.

Davanti a un tè o a un buon caffé Halsman convinse un po’ di personaggi famosi, nobili, politici ma anche nomi della moda e dello spettacolo, dalla regina del grande schermo Merilyn Monroe ad Alfred Hitchcock, al Duca e alla Duchessa di Windsor. E poi ancora, tra i tanti, si prestarono a dare vita alla collezione “Jumpology” Salvador Dalì e Richard Nixon.

L’ispirazione toccò Halsman nei primi anni ’50, in locali dove a comandare la scena erano comici e cabaret. Fu attratto dal come gli artisti della risata venivano ripresi e immortalati dalla macchina fotografica mentre appunto erano nell’atto di saltare. Decise pertanto di dedicarsi a un progetto che avesse in un certo senso – di sicuro tecnico – eguale finalità, coinvolgendo però chi, abitualmente, era in antitesi con il mondo stesso della comicità ma anche della gestualità quotidiana del cittadino comune. E infatti quando mai sarebbe stato possibile osservare il giudice Learned Hand o il presidente Nixon felicemente a mezz’aria? Nel dare il giusto merito al successo di “Jumpology” va riconosciuta però la centralità del volere artistico: ridefinire il concetto di ritratto, storicamente focalizzante su sguardi spenti, annoiati, insomma troppo seriosi.

Saltando, Nixon abbozza un sorriso tra il divertito e l’imbarazzato. Ma è proprio qui la bellezza dello scatto, la sua nuova valutazione ritrattistica, divenuto poi eterno nella storia della fotografia e non solo. È in quel celebre disagio, tutto concentrato in una smorfia di naturale follia. È nell’inusuale ora a portata di tutti. Inusuale che difronte al proprio specchio e nel profondo, in se stessi è però assoluta normalità. Insomma, il risultato primo, ultimo e unico della fotografia sviluppato al meglio, al massimo delle potenzialità che un’immagine presa in prestito allo scorrere del tempo può offrire a chi la osserva. “Jumpology” di Philippe Halsman, oggi in mostra per critici, amanti e curiosi in una nuova retrospettiva a Parigi che riunisce 300 opere dell’artista scattate durante la sua quarantennale carriera, ha semplicemente svelato una primitiva banalità: l’essere umano così com’è, nulla di più. L’uomo, la donna, la loro definizione più pura.

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Fonte foto: Philippe Halsman / Magnum Photos

Quando Philippe Halsman diceva al presidente Nixon…”salta!”ultima modifica: 2015-11-24T14:24:40+00:00da Luca Rosia
di Luca Rosia