Luigi Calabresi muore il 17 maggio 1972, ucciso da un commando di Lotta Continua. Era stato implicato nella morte dell’anarchico Pinelli.

Il 17 maggio 1972, alle ore 9.15, il commissario di polizia Luigi Calabresi viene assassinato a Milano in via Francesco Cherubini, vicino alla sua abitazione, mentre si apprestava a salire in auto per andare in ufficio. Aveva 34 anni. La moglie era in attesa del terzo figlio.

L’assassinio di Luigi Calabresi

Solo nel 1988 l’indagine arrivò a soluzione, grazie alle dichiarazioni di Leonardo Marino, un ex militante di Lotta Continua, il quale confessò di aver partecipato insieme ad Ovidio Bompressi all’assassinio del commissario, indicando i mandanti del delitto in Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri. Marino è stato condannato a 11 anni di reclusione (pena poi prescritta grazie alla attenuanti generiche), mentre Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri a 22 anni.

Giuseppe Pinelli
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La strage di Piazza Fontana

Calabresi aveva indagato sulla strage di Piazza Fontana, provocata il 12 dicembre 1969 da un ordigno all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, lasciando a terra 17 morti.
Le indagini si diressero immediatamente verso gli ambienti dell’estremismo di sinistra, in particolare dell’anarchia.

La morte di Pinelli

L’anarchico Giuseppe Pinelli, che Calabresi conosceva, fu arrestato con il sospetto di essere il responsabile della strage. Poco prima della mezzanotte del 15 dicembre, quando il fermo di polizia era scaduto, il 41enne precipitò dal quarto piano della Questura, morendo poco dopo.
La notizia provocò sdegno e accese polemiche e Luigi Calabresi finì nell’occhio del ciclone, venendo additato come il responsabile della morte di Pinelli. Fino alla mattina di quarantotto anni fa.
Nel 1975, il giudice istruttore D’Ambrosio chiuse l’inchiesta, sostenendo che Luigi Calabresi non si trovasse all’interno della stanza nella quale si trovava Pinelli, il quale sarebbe precipitato a causa di un malore una volta appoggiatosi al davanzale.


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