Il 25 giugno 1991 è l’inizio della fine della Jugoslavia. Due delle sei repubbliche, Slovenia e Croazia, dichiarano l’indipendenza. La Serbia non ci sta: scoppia la guerra…

Sono passati trent’anni da uno dei fatti più rilevanti nella storia europea del secondo Dopoguerra. La fine della Jugoslavia, di fatto, e lo scoppio della Guerra dei Balcani, il conflitto più violento e sanguinario in Europa post 1945.

La Federazione Socialista

La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia viene istituita nel 1945 dopo che i nazisti vennero sconfitti. La Federazione univa diverse realtà storiche, culturali e religiose dei suoi singoli Stati federali. Se la Slovenia e la Croazia facevano parte della cultura occidentale cristiano-cattolica, la Serbia, il Montenegro e la Macedonia invece appartenevano all’area orientale cristiano-ortodossa. La Bosnia aveva una situazione ancora più complessa: aveva subito varie dominazioni che avevano fatto sì che all’interno di questo Stato si ritrovassero serbi (ortodossi), croati (cattolici), bosgnacchi (musulmani).

Jugoslavia, i prodromi della dissoluzione

Quando nel 1980 muore il Maresciallo Tito, che aveva tenuto saldamente potere e unità per lustri, i nazionalismi iniziarono a riemergere. Inoltre, nel quadro della Guerra Fredda il leader socialista aveva mantenuto il Paese balcanico “non allineato” tra Mosca e Washington. La caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Urss aprirono la strada al disfacimento della Jugoslavia.

Slovenia e Croazia indipendenti

Così, il 25 giugno 1991 a Lubiana e Zagabria passano alle vie di fatto, proclamandosi indipendenti. Da lì a poco la situazione sfociò nel conflitto con Belgrado.


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