Trent’anni fa si scioglieva il Partito Comunista, al congresso di Rimini. La mozione di Occhetto ottiene i 2/3 dei voti e porta alla nascita del Pds.

Era il 3 febbraio 1991 quando si chiudeva la lunga stagione del Partito Comunista Italiano.

La svolta della Bolognina

Il percorso di scioglimento del Pci era iniziato oltre un anno prima, in seguito alla caduta del Muro di Berlino. Il 12 novembre 1989, infatti, il segretario comunista Achille Occhetto annunciò grandi cambiamenti a Bologna in una riunione di ex partigiani e militanti comunisti della sezione Bolognina. Fu questa la cosiddetta “svolta della Bolognina“. La mossa apriva al superamento del Partito Comunista in favore di un nuovo partito della sinistra italiana.

Partito Comunista, verso l’ultimo Congresso

Naturalmente, la decisione di Occhetto provocò notevoli discussioni e il dissenso fu abbastanza esteso, benché minoritario. Tra questi, i dirigenti nazionali di spicco quali Pietro Ingrao, Alessandro Natta e Armando Cossutta. Nel 1990 si tenne un congresso straordinario a Bologna. La linea del segretario andava avanti.

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La nascita di Pds e Rc

Il 3 febbraio 1991, al termine del XX Congresso di Rimini, il Partito Comunista deliberò il proprio scioglimento promuovendo contestualmente la costituzione del Partito Democratico della Sinistra (PDS) con 807 voti favorevoli, 75 contrari e 49 astenuti. Un centinaio di delegati della mozione Rifondazione comunista non aderì alla nuova formazione e diede vita a un nuovo soggetto politico.


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