Il 31 dicembre del 1999, Boris Eltsin si dimette da presidente della Russia, in piena crisi economica. Al suo posto il premier Vladimir Putin.

Sono passati vent’anni esatti dalle dimissioni di Boris Eltsin. Il 31 dicembre 1999, infatti, in diretta televisiva, il presidente della Federazione russa annunciava le proprie dimissioni.

Il primo presidente della Russia post-comunista

Eltsin era salito al potere nel 1991, vincendo le prime elezioni democratiche tenutesi dopo il crollo dell’Unione Sovietica. In agosto, tuttavia, i comunisti più conservatori tentarono un colpo di Stato. L’immagine di Eltsin che si issa da un carrarmato passerà alla storia: gli insorti perdono, Gorbacev esce di scena e il potere del presidente ne esce rafforzato.

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Gli anni della presidenza Eltsin

A fine 1991 l’Unione Sovietica cessò di esistere, sostituita dalla Comunità di Stati Indipendenti. Nel 1993 una violenta crisi politica e economica investì la Russia. Lo scontro costituzionale con il Parlamento sfociò nel sangue, con quasi duecento morti.
Gli anni novanta furono anche segnati da conflitti armati nel Caucaso del nord, sia scontri etnici locali sia insurrezioni di islamisti separatisti. Da quando i separatisti ceceni avevano dichiarato l’indipendenza nei primi anni novanta, un’intermittente guerriglia fu combattuta tra gruppi di ribelli ed esercito russo. Gli attacchi terroristici contro i civili compiuti dai separatisti, in particolare la crisi del teatro Dubrovka e la strage di Beslan, causarono centinaia di morti e suscitarono l’attenzione mondiale.

Le dimissioni

Nel 1996 Eltsin fu rieletto. Tre anni dopo, però, con una salute precaria, segnata dal notevole abuso di alcool e fumo, con un’economia nazionale vicina alla rovina e con la corruzione pubblica in aumento, il 31 dicembre 1999 Boris Eltcin si dimette, indicando Vladimir Putin come suo successore.

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31 dicembre 1999 Boris Eltsin Russia Vladimir Putin

ultimo aggiornamento: 31-12-2019


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