Quarant’anni fa, il 5 agosto 1981, Ronald Reagan decide il licenziamento di oltre 11 mila controllori di volo che scioperavano da due giorni, portando alla cancellazione di 7 mila voli.

Fu una delle azioni più significative e d’impatto di Ronald Reagan. Il presidente degli Stati Uniti, in carica da sette mesi, decise il licenziamento in tronco dei controllori di volo che aveva paralizzato il traffico aereo per 48 ore.

Lo sciopero dei controllori di volo

Il 3 agosto 1981 i controllori di volo, membri del sindacato PATCO, decisero di scioperare. Le istanze dei lavoratori erano un aumento di circa 10 mila dollari l’anno, settimane lavorative di 32 ore e la possibilità di pensionamento dopo 20 anni di servizio.

L’ultimatum di Reagan

Il Capo della Casa Bianca, facendo leva sulla violazione di due norme federali, il Labor Management Relations Act del 1947 e il 5 U.S.C. del 1956, lanciò un ultimatum. Nel suo discorso tenutosi presso il Giardino delle Rose egli ordinò agli scioperanti di smobilitare e rientrare al lavoro entro 48 ore, altrimenti ne avrebbe disposto il licenziamento. Reagan era molto preoccupato sui danni provocati all’economia, a causa della cancellazione di 7 mila voli, del blocco di 10 mila tonnellate di merci trasportate quotidianamente, e della perdita di 30 miliardi di dollari.

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Il licenziamento in tronco

Il leader della PATCO, Robert Poli, era sicuro del fatto che alla fine il Presidente avrebbe ceduto. E, invece, allo scadere dell’ultimatum, Reagan mantenne la minaccia, e licenziò 11359 controllori di volo. Il piano di emergenza attuato coinvolse 3 mila supervisori esterni al sindacato, i quali si unirono ai controllori che non avevano scioperato, e 900 militari furono assegnati agli aeroporti civili.

ultimo aggiornamento: 05-08-2021


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