Il matrimonio riparatore, che annullava gli effetti penali di uno stupro qualora la vittima avesse acconsentito a sposare il suo assalitore, venne abolito in Italia il 5 settembre 1981.

Sono passati 40 anni esatti dall’abolizione del matrimonio riparatore. Fino a quella data, infatti, il codice penale contemplava l’articolo 544, secondo cui, in caso di stupro, l’assalitore avrebbe annullato qualsiasi effetto penale e sociale nei propri confronti offrendo alla ragazza le nozze, addossandosi tutte le spese della cerimonia e senza poter pretendere alcuna dote.

Il matrimonio riparatore

Il 5 settembre 1981, finalmente, con la legge 442 venne abrogato l’articolo 544 del codice penale. Il costume del matrimonio riparatore sopravvisse nella cultura occidentale fino a tempi molto recenti. “Per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. Così recitava l’articolo abolito nel 1981.

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https://www.youtube.com/watch?v=4u0AQANBJ9U
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Il caso di Franca Viola

La giovane di Alcamo fu la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, divenendo simbolo della crescita civile nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne. Era il 1965, Franca Viola aveva appena 18 anni. La ragazza era fidanzata con un tale Filippo Melodia; quando questi venne arrestato per furto, il padre di Franca decise di rompere il legame. La ragazza, per ritorsione, venne rapita e violentata. Davanti alla “paciata”, ossia un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani, i Viola fecero finta di accettare, allertando la polizia, che arrestò il Melodia.

ultimo aggiornamento: 05-09-2021


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