Orbiting, cos’è? Perché è dannoso: segnali da non sottovalutare
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Direttore: Alessandro Plateroti

Orbiting, cos’è? Ecco per quale motivo è dannoso: come riconoscere una “relazione sospesa”

ombra di donna al buio

Un comportamento subdolo e diffuso sui social che lascia le sue vittime in un limbo emotivo: cos’è l’orbiting e come uscirne.

Nell’era digitale, le relazioni non si concludono più con un addio definitivo, ma si trasformano in un eterno limbo comunicativo. Tra i fenomeni più subdoli, l’orbiting si distingue per la sua capacità di mantenere una persona in una relazione sospesa, senza un reale coinvolgimento.

Donna al telefono seguita da stalker

Cos’è l’orbiting e perché è dannoso

 Si tratta di una pratica che trova terreno fertile nei social media, dove un ex partner può continuare a “orbitare” attorno alla vita dell’altro senza mai avvicinarsi davvero.

A coniare il termine è stata la blogger Anna Iovine, che ha descritto il fenomeno dopo averlo vissuto in prima persona. 

Un ex che improvvisamente riappare con “like” sporadici o visualizzando le storie sui social, ma senza mai cercare un contatto concreto, crea uno stato di perenne incertezza. Il risultato? Un mix di speranza e frustrazione che può minare l’autostima della persona che lo subisce.

Come riconoscere l’orbiting: i segnali da non sottovalutare

L’orbiting segue uno schema ben preciso, che si distingue da altre forme di distacco relazionale come il ghosting. Alcuni segnali tipici includono:

  • Interazioni minime e sporadiche sui social (like, reaction alle storie, visualizzazioni costanti);
  • Nessun vero coinvolgimento emotivo o conversazione significativa;
  • Presenza silenziosa che alimenta dubbi e insicurezze;
  • Un atteggiamento incoerente: si allontana ma non sparisce mai del tutto.

Secondo la psicologa e sessuologa Maria Claudia Biscione, questo comportamento è una forma di manipolazione che impedisce a chi lo subisce di voltare pagina definitivamente.

Chi pratica orbiting lo fa per diverse ragioni:

  • Mancanza di coraggio: non si ha la forza di chiudere definitivamente una relazione;
  • Bisogno di conferme: il “controllo” sull’altro serve per rafforzare il proprio ego;
  • Egoismo relazionale: lasciare aperta una porta per un’eventuale riconciliazione futura.

Questo atteggiamento, spesso inconsapevole, crea un disequilibrio emotivo in chi lo subisce, alimentando false speranze e bloccando il processo di guarigione dopo una rottura.

Mentre il ghosting rappresenta un taglio netto, seppur doloroso, l’orbiting è più insidioso. L’assenza di una chiusura chiara lascia la persona coinvolta in uno stato di continua attesa, senza la possibilità di elaborare la fine della relazione.

Le persone che subiscono orbiting possono sperimentare:

  • Ansia e frustrazione per la mancanza di risposte chiare;
  • Bassa autostima e sensazione di inadeguatezza;
  • Difficoltà nel superare la relazione, poiché il legame sembra non spezzarsi mai.

Come uscirne: strategie per proteggersi

Per evitare di cadere nella trappola dell’orbiting, è fondamentale:

  1. Bloccare o limitare i contatti con chi lo pratica;
  2. Evitare di interpretare i segnali social come segni di interesse reale;
  3. Riconoscere il valore personale, senza cercare conferme esterne;
  4. Affrontare la situazione in modo diretto, chiedendo spiegazioni e pretendendo chiarezza.

La chiave sta nel riprendersi il controllo delle proprie emozioni e interrompere il ciclo tossico dell’attesa.

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ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2025 11:38

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