Il Segretario generale della Nato, Mark Rutte, chiede un aumento delle spese per la difesa ben oltre il 3% del Pil.
Negli ultimi anni, il panorama geopolitico internazionale ha subito trasformazioni radicali, anche per via dei colloqui Trump e Putin. Le tensioni tra grandi potenze, la guerra in Ucraina e il rafforzamento di alleanze militari ostili hanno riportato al centro del dibattito la necessità di una difesa collettiva più solida. La Nato, fondata con lo scopo di garantire sicurezza e stabilità nell’area euroatlantica, si trova oggi ad affrontare una delle sfide più complesse dalla fine della Guerra Fredda.
In questo scenario mutevole, la pressione sui Paesi membri affinché aumentino il loro contributo economico è diventata sempre più forte. Le minacce non sono più solo convenzionali: si parla di cyberattacchi, guerre ibride e disinformazione, strumenti moderni che richiedono risposte rapide e tecnologie all’avanguardia. La sicurezza, dunque, ha un prezzo sempre più alto.

La visione del nuovo Segretario generale
Alla vigilia della Ministeriale Esteri della Nato a Bruxelles, il nuovo Segretario generale Mark Rutte ha delineato con chiarezza la direzione futura dell’Alleanza. Con toni decisi, ha affermato: “Viviamo in un mondo pericoloso” e per affrontarlo, ha sottolineato, serve “costruire una Nato più forte, più equa e più letale. È quello che serve per rendere sicuro il nostro futuro.”
Il messaggio è chiaro: i membri dell’Alleanza devono ricalibrare i propri sforzi economici. Rutte ha infatti dichiarato: “Si può presumere che i Paesi alleati dovranno spendere una somma ampiamente al di sopra del 3% del Pil.” E ha aggiunto: “Mentre lavoriamo questo obiettivo, vediamo che dagli Stati per la difesa i soldi arrivano, e questo è cruciale.”
La nuova soglia: oltre il 3% del Pil per la difesa
“La minaccia della Russia rimane” ha proseguito Rutte, ricordando che Mosca “continua a lavorare con la Cina, l’Iran e la Corea del Nord in modi che non solo danneggiano l’Ucraina, ma creano anche rischi altrove nel mondo.”
La notizia chiave arriva con forza e chiarezza: i Paesi Nato dovranno prepararsi a un aumento significativo delle spese militari, superando il 3% del proprio Pil. Una svolta strategica che potrebbe ridefinire le priorità di politica estera e sicurezza nei prossimi anni. Come riportato da adnkronos.com