Il primo ministro Houthi Ahmed al‑Rahawi è stato ucciso in un attacco aereo israeliano su Sana’a. Cosa è successo e le reazioni.
Nelle ultime ore si è registrata una forte escalation militare tra Israele e i ribelli Houthi in Yemen. Secondo quanto riportato dal canale yemenita Al-Jumhuriya, il primo ministro Houthi, Ahmed al‑Rahawi, è stato ucciso in un raid israeliano avvenuto nella capitale Sana’a, mentre si trovava in un appartamento con alcuni suoi collaboratori.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato di aver colpito un obiettivo militare nella capitale yemenita. Altri media, come il quotidiano Aden Al‑Ghad, indicano che l’operazione ha causato la morte di diversi alti funzionari Houthi. Questi attacchi si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra Israele e le milizie sostenute dall’Iran, attive nel Mar Rosso e nella penisola arabica.

Una riunione segreta nel mirino
Il raid che ha portato alla morte di al‑Rahawi sembrerebbe essere stato separato da un altro attacco effettuato lo stesso giorno, in cui Israele avrebbe preso di mira una riunione segreta di 10 ministri Houthi. L’incontro era stato organizzato fuori dalla capitale per ascoltare un discorso del leader del movimento, Abdul Malik al‑Houthi.
Secondo fonti qatariote come Al Araby, i raid sono stati precisi e mirati a colpire l’intera leadership del gruppo, un’azione che lascia intendere un lavoro di intelligence preventiva molto accurata.
Reazione di Israele: “Chi ci colpisce, perderà la mano”
Dopo l’attacco, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha rilasciato una dichiarazione netta: “Chiunque alzi una mano contro Israele la perderà”.
Israele ha intensificato le operazioni contro i ribelli Houthi, che nelle ultime settimane hanno lanciato diversi attacchi con droni e missili contro obiettivi israeliani e navi commerciali nel Mar Rosso. Le recenti operazioni israeliane sembrano mirare a decapitare la leadership del gruppo, in un momento in cui la regione vive una forte instabilità geopolitica.
Secondo Reuters e AP, i bombardamenti hanno causato almeno dieci morti e decine di feriti tra i miliziani.