Non solo i raid in Venezuela, Donald Trump non intende fermarsi e ha annunciato la necessità di “prendere” la Groenlandia.
Gli Stati Uniti non si fermano e Donald Trump annuncia ulteriori mosse. Dopo le questioni in Venezuela con la cattura di Maduro e sua moglie, il tycoon sta puntando apertamente, di nuovo, alla Groenlandia. Lo ha ribadito lo stesso presidente americano nel corso di una intervista rilasciata al The Atlantic nella quale ha parlato della necessità di prendere il Paese per “motivi di difesa”.

Donald Trump: il commento post raid in Venezuela
Nel suo intervento al The Atlantic, Donald Trump ha parlato della situazione attuale del Venezuela dopo la cattura di Maduro con tanto di passaggio sulla nuova leader venezuelana, Delcy Rodriguez. Se “non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”, ha avvisato subito il tycoon. “La ricostruzione e il cambio di regime, come volete chiamarli, sono meglio di quello che c’è adesso” in Venezuela. “Non potrebbe andare peggio”.
La necessità della Groenlandia per gli Stati Uniti
Il leader americano non si è limitato a parlare del Venezuela ma è tornato alla carica anche in merito alla Groenlandia. Gli Stati Uniti ne avrebbero bisogno per motivi di difesa, ha fatto sapere Trump nell’intervista al The Atlantic. “Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia”, ha sottolineato il tycoon. Immediata e dura è stata la replica della Danimarca tramite la premier Mette Frederiksen che ha esortato gli Stati Uniti a “porre fine alle minacce contro un alleato storico”.
La posizione del presidente americano sulla Groenlandia è nota da tempo. Il leader USA, infatti, ha ripetutamente reso pubblica la sua visione sull’immensa isola di ghiaccio, territorio autonomo sotto la corona danese e ricco di minerali essenziali per l’high tech. Anche se apertamente il motivo di questo interesse, come detto, sarebbe una questione di sicurezza nazionale. Ad ogni modo la Groenlandia è un’area chiave per i traffici marittimi ed è contesa anche dalle superpotenze Cina e Russia.