Buoni fruttiferi postali 2026: come fare la scelta giusta
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Direttore: Franco Ferraro

Buoni fruttiferi postali 2026: come fare la scelta giusta

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I buoni fruttiferi postali 2026 restano tra gli strumenti di risparmio più sicuri. Ecco come funzionano e come scegliere.

Nel 2026 i buoni fruttiferi postali continuano a rappresentare una delle soluzioni di risparmio più diffuse in Italia. Emessi da Cassa Depositi e Prestiti e distribuiti da Poste Italiane, uniscono la garanzia statale alla semplicità di utilizzo, offrendo un’alternativa stabile in un contesto economico ancora segnato dall’incertezza.

Il loro punto di forza resta la sicurezza del capitale investito, affiancata da una tassazione agevolata sugli interessi al 12,5 per cento. Non sono previste commissioni di sottoscrizione o gestione, mentre l’unico costo è l’imposta di bollo annua, esente fino a 5.000 euro complessivi. Inoltre, entro i 50.000 euro per nucleo familiare, i buoni non concorrono al calcolo dell’ISEE.

Queste caratteristiche rendono i buoni fruttiferi postali adatti sia a chi desidera proteggere piccoli risparmi, sia a chi pianifica investimenti più consistenti nel medio e lungo periodo. La varietà di prodotti disponibili consente di scegliere tra durate molto diverse, con meccanismi di rendimento che si adattano a esigenze di parcheggio della liquidità o di accumulo nel tempo.

grafico borsa investimenti finanza

Come funzionano i buoni fruttiferi postali

I buoni possono essere sottoscritti in forma cartacea o dematerializzata, con importi minimi generalmente contenuti. Il rimborso del capitale può essere richiesto in qualsiasi momento, anche prima della scadenza, ma in molti casi gli interessi maturano solo dopo un periodo minimo di detenzione.

Il buono ordinario, ad esempio, ha una durata di vent’anni e prevede un rendimento crescente nel tempo: nei primi anni i tassi sono contenuti, ma aumentano progressivamente fino a raggiungere il valore massimo alla scadenza. Se rimborsato prima dei dodici mesi, non produce interessi, mentre dopo il primo anno riconosce quanto maturato secondo le condizioni previste.

Accanto a questa soluzione di lungo periodo esistono buoni pensati per orizzonti più brevi, spesso collegati al reinvestimento di capitali già presenti in Poste, che riconoscono il rendimento solo alla scadenza e perdono gli interessi in caso di rimborso anticipato.

Rendimenti e durata nel 2026

Nel corso del 2026 l’offerta comprende strumenti di breve durata, come i buoni semestrali riservati al reimpiego della liquidità in scadenza, soluzioni a quattro anni con rendimenti fissi riconosciuti a fine periodo e prodotti più strutturati per chi desidera una crescita graduale nel tempo.

Tra questi rientrano i buoni a “step”, che aumentano il tasso a intervalli prestabiliti, e quelli con cedola periodica, pensati per offrire una remunerazione costante. Non mancano infine i buoni indicizzati all’inflazione italiana, che combinano una componente fissa con una rivalutazione legata all’andamento dei prezzi.

I buoni fruttiferi postali 2026 confermano così il loro ruolo di strumento di risparmio prudente, capace di adattarsi a esigenze diverse, dal semplice parcheggio della liquidità alla pianificazione di obiettivi di lungo periodo, mantenendo al centro la sicurezza del capitale.

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ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2026 10:55

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