Riforma pensioni 2026: fine delle scorciatoie, cosa succede
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Direttore: Franco Ferraro

Riforma pensioni 2026: fine delle scorciatoie, cosa succede

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La riforma pensioni 2026 elimina le uscite anticipate e valorizza solo i contributi. Ecco cosa cambia per pensione anticipata.

La riforma pensioni 2026 segna un passaggio decisivo nel sistema previdenziale italiano, riducendo le vie di uscita anticipata e riportando al centro il ruolo dei contributi maturati. Con la conclusione di misure come Quota 103 e Opzione Donna, il sistema appare oggi più rigido ma anche più trasparente, basato su regole strutturali e meno soggetto a deroghe temporanee.

L’unica eccezione rimasta è l’Ape Sociale, pensata per categorie fragili come caregiver, disoccupati e lavoratori gravosi. Tuttavia, il suo accesso richiede condizioni precise e non è generalizzato. Nonostante l’abolizione delle scorciatoie, i dati mostrano che l’età effettiva di uscita dal lavoro resta attorno ai 64 anni, ben prima dei 67 anni della pensione di vecchiaia. Questo grazie a carriere lavorative iniziate presto e senza interruzioni significative.

In questo scenario, è la storia contributiva – e non l’età anagrafica – a determinare il momento dell’uscita. Chi ha accumulato un numero elevato di contributi può lasciare il lavoro anche a 60 anni, sfruttando la pensione anticipata ordinaria o la Quota 41 per precoci.

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Nati tra il 1961 e il 1966: chi può andare in pensione prima

Una fascia particolarmente interessante è quella dei lavoratori nati tra il 1961 e il 1966. Per loro, la via d’uscita è legata al raggiungimento dei contributi richiesti, non all’età. La pensione anticipata ordinaria si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Un uomo nato nel 1966 che ha iniziato a lavorare a 18 anni e ha avuto una carriera stabile può uscire dal lavoro già nel 2026. Per le donne, il quadro è ancora più favorevole: una lavoratrice nata nel 1961, con 41 anni e 10 mesi di contributi, può accedere alla pensione anticipata prima dei 61 anni.

Resta attiva anche la Quota 41 per lavoratori precoci, ossia chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni ed è in particolari condizioni (lavori gravosi, invalidità, disoccupazione). In questo caso, la pensione è accessibile con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età.

Bonus Giorgetti: lavorare di più conviene?

Confermata anche nel 2026, la misura del Bonus Giorgetti introduce un incentivo per chi sceglie di posticipare la pensione. Il meccanismo prevede che, una volta maturato il diritto alla pensione, il lavoratore possa ricevere in busta paga la propria quota contributiva (circa il 9,19%), aumentandone il netto mensile.

Questo strumento si applica sia a chi aveva diritto a Quota 103 entro il 2025, sia a chi matura i requisiti della pensione anticipata ordinaria nel 2026. Il beneficio è immediato, ma comporta un leggero calo dell’assegno pensionistico futuro, poiché solo i contributi del datore di lavoro continuano ad accumularsi.

Il Bonus Giorgetti si rivela più conveniente per chi ha redditi medio-alti, poiché l’aumento in busta paga può superare i 200 euro mensili netti, rendendo appetibile il rinvio della pensione per pochi anni.

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ultimo aggiornamento: 28 Gennaio 2026 10:29

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