Non è solo una questione di tempo. La scienza spiega il processo di asfissia e lo stress fisiologico che i pesci subiscono quando vengono privati del loro elemento naturale.
l paradosso biologico del pesce è che, pur essendo circondato dall’ossigeno presente nell’aria, non può utilizzarlo per respirare. Le branchie sono strutture estremamente delicate, progettate per estrarre l’ossigeno disciolto nell’acqua. Quando un pesce viene estratto dal suo ambiente, le lamelle branchiali, non più sostenute dalla spinta idrostatica, collassano e aderiscono tra loro. Questo annulla la superficie di scambio gassoso: il pesce muore per asfissia poiché l’anidride carbonica si accumula nel sangue e i tessuti smettono di ricevere ossigeno, portando a un progressivo collasso degli organi vitali.

I tempi di resistenza: una variabile biologica
La durata dell’agonia non è uguale per tutti, poiché dipende dalla specie, dalla temperatura e dall’umidità ambientale.
- Specie a metabolismo rapido: Pesci come trote o tonni consumano ossigeno molto velocemente; per loro, l’agonia può durare da pochi minuti a poco più di dieci.
- Specie resistenti: Alcuni esemplari, come le carpe o i pesci gatto, hanno metabolismi più lenti e possono sopravvivere diverse ore in ambienti molto umidi grazie a forme di respirazione cutanea sussidiaria. Tuttavia, i movimenti convulsi che vediamo non indicano vitalità, ma sono spesso il risultato di riflessi nervosi involontari scatenati dalla mancanza di ossigeno al cervello (ipossia).
La percezione del dolore e dello stress
Uno dei dibattiti più accesi riguarda la capacità dei pesci di provare dolore. La neurobiologia ha confermato la presenza di nocicettori (recettori del dolore) nei pesci, strutturalmente simili a quelli dei mammiferi. Quando un pesce è fuori dall’acqua, il suo corpo viene inondato di cortisolo e lattato, indicatori di stress estremo. Oltre alla mancanza di respiro, il pesce subisce il trauma della gravità, che schiaccia i suoi organi interni non abituati a sostenerne il peso senza la spinta dell’acqua. La “lotta” che osserviamo è un tentativo disperato di ritrovare l’ambiente liquido per interrompere una sensazione di soffocamento che la scienza definisce equiparabile a quella di qualsiasi altro vertebrato.
Etica e gestione nel Catch & Release
Per chi pratica la pesca sportiva o per l’acquariofilo che deve spostare i propri esemplari, la consapevolezza di questi tempi è fondamentale. Ridurre l’esposizione all’aria a pochi secondi e mantenere le mani bagnate per non danneggiare il muco protettivo (barriera contro infezioni e disidratazione) sono passi necessari per minimizzare la sofferenza.
Comprendere che il silenzio del pesce non equivale a un’assenza di dolore è il primo passo verso un approccio più empatico e scientificamente corretto nei confronti del mondo sommerso.