In un’intervista rilasciata di recente, il procuratore Nicola Gratteri si è espresso nei confronti dell’imminente referendum.
Dopo essersi espresso contro FdI, Nicola Gratteri si è espresso riguardo un’altra tematica altrettanto cara al partito di maggioranza. Durante un’intervista a Il Fatto Quotidiano, il procuratore ha ribadito la sua posizione nei confronti del referendum sulla giustizia.
Argomento che lo vede inevitabilmente coinvolto in prima persona, e sul quale ormai da mesi è solito fornire spunti sulla sua posizione. L’intervista ha permesso al diretto interessato di parlare di varie tematiche, dal silenzio dei colleghi passando per la riforma in sè.

Gratteri ribadisce la sua posizione sul Referendum
Il procuratore di Napoli ha parlato del silenzio dei colleghi sui temi del referendum: “Deve chiederlo ai magistrati che hanno ruoli apicali e non prendono posizione. Posso rispondere per me: sono allenato, mi espongo sin da quando ero un giovane pm. Va detto che con questa riforma la vita dei magistrati cambierà poco: è normale che chi vuole vivere tranquillo non si indigni più di tanto“.
Aggiungendo poi: “Alla scuola di magistratura nella prima settimana ti spiegano come tenere la scrivania ordinata, rispettando le scadenze: una formazione da burocrate, non da investigatore. Le indagini importanti sono diminuite. E anche il numero degli arrestati, che peraltro ora, grazie a Nordio, bisogna avvertire cinque giorni prima. C’è una deflazione delle grosse indagini su mafia e pubblica amministrazione. Del resto, continuiamo a perdere punti nella classifica di Transparency sulla lotta alla corruzione…“.
I danni della riforma
Gratteri ha poi parlato dei potenziali danni della riforma: “I promotori del “Sì” dicono che avremo un pm più forte. Poniamo che sia vero, allora anche l’imputato ha bisogno di un avvocato più forte, di un’agenzia investigativa più forte. Ma l’avvocato che solo per cominciare chiede un acconto da 50mila euro può permetterselo solo un imputato potente e ricco. Con questa riforma l’imputato povero sarà meno garantito“.
Poi, la chiosa finale: “Se il pm è l’accusatore e basta, senza più l’obbligo di trovare anche prove a favore dell’imputato, noi facciamo una riforma che danneggia almeno il 90% dei cittadini che incappano in problemi giudiziari. Solo quei pochi ricchi che finiscono sotto processo hanno i mezzi di tenere testa alla pubblica accusa fino alla Corte europea. Stiamo parlando di cause che possono arrivare a costare anche 300mila euro: chi ha questi soldi per potersi difendere a parte grandi imprenditori e narcotrafficanti?“.