Le nuove sfide per chi vive in affitto con animali domestici: tra normative inadeguate e pressioni del mercato immobiliare.
La convivenza con animali domestici è una realtà quotidiana per molte famiglie, ma per chi vive in affitto questa scelta può trasformarsi in un vero e proprio ostacolo. In Italia, il mercato immobiliare già complesso diventa ancor più difficile da navigare per chi possiede un cane o un gatto. Gli annunci che escludono esplicitamente gli animali, le visite interrotte non appena si menziona la loro presenza e i rifiuti immotivati sono esperienze frequenti. Questa situazione non riguarda solo pochi individui, ma un numero crescente di persone, specialmente in aree urbane dove gli affitti sono già elevati e le opzioni limitate.

La mancanza di una normativa chiara e l’impatto sulle famiglie
Uno dei principali problemi in Italia è l’assenza di regole uniformi che disciplinino la presenza di animali domestici nei contratti di locazione. Questa lacuna normativa lascia ai proprietari un’ampia discrezionalità, permettendo pratiche differenti da città a città. Di conseguenza, il diritto alla casa spesso si scontra con la decisione di convivere con un animale, costringendo molte famiglie a rinunciare a un legame affettivo o ad adattarsi a soluzioni abitative di ripiego.
La questione non è marginale: incide direttamente sulle decisioni di vita delle persone e, in alcuni casi, ostacola l’adozione di animali, contribuendo al sovraffollamento dei rifugi.
Il Renters’ Rights Act: un esempio dal Regno Unito
In risposta a problematiche simili, il Regno Unito ha introdotto il Renters’ Rights Act, una riforma che affronta in modo diretto il tema degli affitti e degli animali domestici. Questa legge vieta di escludere a priori gli animali negli annunci di affitto e richiede ai proprietari di fornire una motivazione documentata se rifiutano un inquilino con animali. Il Renters’ Rights Act stabilisce che non possono essere richieste cauzioni aggiuntive solo perché un inquilino possiede un animale, sebbene permanga la possibilità di rifiutare in caso di mancanza di assicurazione per danni, abitazioni non adeguate, regolamenti condominiali restrittivi o se l’animale appartiene a razze vietate.
Questa normativa segna un cambio di passo significativo, introducendo il principio che convivere con un animale non dovrebbe essere motivo di esclusione automatica, e potrebbe influenzare il dibattito anche in altri Paesi, compresa l’Italia.