Il commento del giornalista Vittorio Feltri sulla drammatica storia del bambino trapiantato con il cuore “bruciato”. Le parole.
Mentre si attende con grande speranza l’esito di alcuni consulti per capire che cosa possa accadere al bambino trapiantato col cuore “bruciato”, ecco che il caso è stato attenzionato anche da Vittorio Feltri. Il giornalista è rimasto spiazzato dalla vicenda avvenuta a Napoli e ha voluto, tramite un editoriale per Il Giornale, dire la sua.

Feltri e il caso del bambino trapiantato col cuore “bruciato”
“Il cuore non è solo carne per la statistica“. Sono queste le parole con cui Vittorio Feltri ha deciso di esprimersi nel suo editoriale per Il Giornale a proposito della vicenda avvenuta ai danni di un bambino trapiantato con un cuore danneggiato. Il giornalista ha optato per un titolo che sintetizza al meglio il suo parere e il suo sgomento per l’accaduto.
“Quando penso al bambino di Napoli attaccato ad una macchina perché qualcuno non ha saputo maneggiare un prezioso organo vitale, provo una stretta allo stomaco“, ha detto Feltri. “C’è un limite oltre il quale l’errore non è più soltanto errore. Diventa qualcosa di più grave. Diventa sciatteria morale. Diventa leggerezza colpevole. Diventa una colpa che pesa come un macigno […]”.
La vita del bambino e dell’intera famiglia in gioco
Il giornalista ha quindi ricostruito il caso del cuore trasportato e danneggiato sottolineando come “[…] se davvero, e saranno le indagini a stabilirlo, quell’organo è stato danneggiato per una conservazione inadeguata, per un uso improprio del freddo, per temperature non corrette, allora non siamo davanti a una banale negligenza. Siamo davanti a una catena di leggerezze inaccettabili. Perché non basta sbagliare a monte. C’è anche il momento in cui l’organo arriva. C’è il momento in cui lo si osserva. C’è il momento in cui si decide di procedere. Un trapianto non è un tentativo alla cieca”.
Feltri ha posto l’accento non solo sulla vita del bambino ora a rischio ma anche su quella di un’intera famiglia che si trova a fronteggiare questo dramma: “[…] La vita di un bambino non è una variabile statistica. E davanti a questa storia non si può essere neutrali. Si può solo pretendere verità. E sperare, con tutta l’anima, che quel piccolo cuore trovi ancora una possibilità di battere”, ha concluso il giornalista.