Dal 2027 aumentano i requisiti pensionistici legati alla speranza di vita, Isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà.
L’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita rischia di creare un problema concreto per migliaia di lavoratrici e lavoratori che hanno scelto l’uscita anticipata dal lavoro attraverso strumenti come isopensione, contratti di espansione e Fondi di solidarietà.
Il nodo riguarda la tempistica: molti accordi di “scivolo” sono stati firmati senza tenere conto dei nuovi incrementi previsti dal 2027. Questo potrebbe generare una finestra di scopertura tra la fine dell’assegno pagato dall’azienda e l’inizio della pensione erogata dall’Inps.

Gli strumenti di uscita anticipata e il problema dei nuovi requisiti
Negli ultimi anni il sistema previdenziale ha consentito l’uscita anticipata attraverso tre principali canali. L’isopensione permette un anticipo fino a quattro anni dal 1° gennaio 2027 (prima il limite era sette anni), con assegno mensile a carico dell’azienda pari alla pensione maturata e contribuzione figurativa versata all’Inps.
Tra il 2020 e il 2025 hanno aderito circa 28.800 persone, firmando accordi che non prevedevano incrementi significativi dei requisiti pensionistici prima del biennio 2029-2030.
I contratti di espansione, non più attivi dal 1° gennaio 2024, hanno consentito uscite fino a cinque anni prima dei requisiti ordinari. Chi ha aderito nel 2022 e 2023 maturerà il diritto alla pensione proprio tra il 2027 e il 2028, periodo in cui scatteranno i nuovi adeguamenti. Le stime parlano di circa 5.000 lavoratrici coinvolte.
Infine, i Fondi di solidarietà bilaterali hanno accompagnato verso la pensione circa 28.000 persone con assegni fino a cinque anni, ma anche questi accordi non consideravano pienamente i meccanismi automatici legati alla speranza di vita.
Aumenti dal 2027 e rischio blocco delle domande
La legge di Bilancio 2026 e l’aggiornamento del Rapporto Mef hanno ridefinito il calendario degli adeguamenti. Dal 1° gennaio 2027 è previsto un incremento di un mese dei requisiti, nel 2028 di due mesi e nel 2029 di tre mesi.
Senza interventi correttivi, questo slittamento può tradursi in periodi di scopertura reddituale superiori a un mese nel 2027, oltre due mesi nel 2028 e ulteriori ritardi nel biennio successivo.
Secondo i sindacati, la platea potenzialmente coinvolta supererebbe le 40mila persone, mentre la ministra Calderone ha ridimensionato il dato parlando di circa 4.916 lavoratori.
Nel frattempo l’Inps, con il messaggio n. 558 del 17 febbraio 2026, ha chiarito che in assenza dei nuovi requisiti le domande di accesso alle prestazioni di esodo potrebbero essere bloccate o respinte.
Il Governo ha annunciato l’impegno a individuare una soluzione, valutando meccanismi di estensione automatica degli strumenti già attivati. Fino a eventuali interventi normativi, però, il rischio concreto è quello di un “vuoto” tra stipendio e pensione proprio nel passaggio più delicato della vita lavorativa.