Una mossa che qualcuno ipotizzava e molti temevano: gli Stati Uniti hanno temporaneamente allentato le restrizioni sulle spedizioni di petrolio russo già in mare, a fronte dell’aumento dei prezzi globali dell’energia dovuto alla guerra in Iran.
La misura ha un che di buono: mira a stabilizzare l’offerta, poiché le interruzioni legate al conflitto con Teheran hanno spinto il prezzo del petrolio, nel momento in cui scriviamo, oltre i 100 dollari al barile. La mossa, che mira a placare i mercati logicamente nervosi, dimostra che la guerra ha incrementato la capacità di Mosca di trarre profitto dalle sue esportazioni energetiche, colonna portante del bilancio russo.
Non a caso il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che la misura contribuirà a stabilizzare i mercati energetici globali, aggiungendo che sarebbe stato impossibile farlo “senza ingenti quantitativi di petrolio russo”. Ancora una volta Wladimir Putin ringrazia Donald Trump. Ancora una volta Volodymyr Zelensky viene ignorato, di più, illuso da Donald Trump.
Il commento del presidente ucraino non fa una piega:”La revoca delle sanzioni porterà a un rafforzamento della posizione della Russia. Le entrate derivanti dall’allentamento delle sanzioni vanno dritte nelle casse di guerra del Cremlino, soldi che verranno investiti in armi da usare contro di noi”. Le critiche alla decisione di Trump atterrano anche sul palcoscenico nazionale.

La più efficace è quella della senatrice democratica Jeanne Shaheen: “Mentre Putin aiuta l’Iran a colpire gli americani in Medio Oriente, il Presidente sta riempiendo le casse di guerra del Cremlino. Anziché mettere sotto pressione l’economia russa in difficoltà, la guerra mal pianificata del Presidente sta fruttando a Putin un guadagno inaspettato, mentre le famiglie americane si trovano a dover affrontare prezzi più alti” ha detto l’ex governatrice del New Hampshire.
Non è solo un guadagno inaspettato per l’inquieta economia russa (a febbraio i ricavi da petrolio e gas sono diminuiti del 44% su base annua), è un aiuto potente al Cremlino e uno schiaffo all’Unione Europea che, dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, smise di acquistare petrolio russo, e molti clienti occidentali lo evitarono a loro volta. Il petrolio è invece confluito in Cina e in India, dove è stato venduto a prezzo scontato grazie agli sforzi compiuti da Stati Uniti, Unione Europea e altri alleati di Kiev per imporre un tetto massimo al prezzo del petrolio russo, fatto rispettare attraverso le compagnie di navigazione e di assicurazione. Mosca poteva uscire da questo cappio solo con l’aiuto di Trump. E questo aiuto è puntualmente arrivato.
Qualcuno potrebbe dire: si, ma la revoca delle sanzioni è temporanea. Vero. Ma quando finirà, se finirà, e cioè l’11 aprile, la Russia e la sua economia avranno già evitato la tenda a ossigeno. Grazie all’ennesima giravolta del presidente americano. Eh si, perché il 15 settembre dello scorso anno, l’amministrazione Trump presentava l’aumento delle vendite di gas naturale liquefatto americano come un’opportunità vantaggiosa per entrambe le parti: maggiori profitti per le aziende statunitensi del settore dei combustibili fossili e minori entrate per la macchina bellica russa. “Vogliamo eliminare completamente le forniture di gas russo. Più riusciamo a soffocare la capacità di Mosca di finanziare questa guerra sanguinaria contro l’Ucraina, meglio sarà per tutti noi” disse allora Trump. Quando si dice coerenza.