Dalla parentela con i vertici del clan all’inserimento nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità: chi è Roberto Mazzarella e cosa gli viene contestato.
Quando un nome torna a circolare con insistenza nelle cronache giudiziarie, spesso significa che una storia mai davvero chiusa sta riaffiorando. È il caso di Roberto Mazzarella, inserito tra i latitanti di massima pericolosità, al centro di un’indagine che riporta indietro nel tempo fino alla Napoli Est di fine anni Novanta e primi Duemila.
La sua vicenda non è solo quella di una fuga ancora in corso, ma si intreccia con dinamiche familiari, equilibri criminali e un omicidio che continua a far discutere dopo oltre venticinque anni.
Roberto Mazzarella: un cognome pesante e il ruolo nel clan
Roberto Mazzarella, nato a Napoli il 6 gennaio 1978, è ricercato con l’accusa di omicidio aggravato dall’agevolazione mafiosa. Il suo cognome è legato a una delle famiglie storiche della criminalità organizzata partenopea, un elemento che ha inevitabilmente segnato il suo percorso.
Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni giornalistiche, sarebbe imparentato con figure di spicco del clan Mazzarella, tra cui Ciro, Gennaro e Vincenzo. Questo legame lo avrebbe inserito in un contesto già fortemente radicato nel territorio, tanto che nei primi anni Duemila gli investigatori lo avrebbero individuato come una figura di riferimento del gruppo.

Sul piano giudiziario, gli sviluppi più recenti sono arrivati all’inizio del 2025. Prima l’ordinanza cautelare, poi la dichiarazione ufficiale di latitanza a pochi giorni di distanza e, successivamente, anche l’emissione di un mandato di arresto europeo. Segnali che indicano chiaramente la rilevanza attribuita al caso.
L’omicidio Antonio Maione: il movente e le rivelazioni del collaboratore di giustizia
Il punto centrale dell’intera vicenda resta però un delitto avvenuto il 15 dicembre 2000. In quel giorno Antonio Maione venne ucciso all’interno di una salumeria nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. L’agguato, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato compiuto da due persone in scooter, che avrebbero esploso diversi colpi.
Alla base dell’omicidio ci sarebbe una dinamica di vendetta maturata nel contesto delle faide locali. La vittima, infatti, sarebbe stata colpita per un legame familiare: era il fratello di Ivan Maione, indicato come responsabile dell’uccisione di Salvatore Mazzarella, padre di Roberto, avvenuta nel 1995.
È su questo intreccio che si fonda l’accusa più pesante. Gli investigatori ritengono che Roberto Mazzarella possa essere stato il mandante dell’omicidio e, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni giornalistiche che citano un collaboratore di giustizia, avrebbe avuto anche un coinvolgimento diretto nell’azione, come autista dello scooter utilizzato per l’agguato.
La latitanza e gli ultimi sviluppi dell’inchiesta
Negli ultimi mesi, il procedimento ha registrato nuovi sviluppi anche per quanto riguarda Clemente Amodio, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale. Il Tribunale del Riesame ha però annullato il suo arresto, evidenziando la mancanza di riscontri sufficienti alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Nonostante ciò, la posizione di Roberto Mazzarella non cambia: continua a essere considerato il presunto mandante e resta irreperibile.