Non ha certo freni Vittorio Feltri quando si tratta di dire la sua. Ecco cosa ha detto riguardo alla sinistra e al campo largo.
Aveva già parlato della debolezza delle opposizioni nonostante il “no” al Referendum Giustizia che ha inflitto sicuramente un duro colpo al Governo. Ora, però, Vittorio Feltri ha rincarato la dose e lo ha fatto rispondendo ad un suo lettore de Il Giornale e parlando della sinistra, ed in particolare del campo largo, definendo persino “campo santo”.

Feltri e la reazione della sinistra post Referendum
Nel suo editoriale per Il Giornale, Vittorio Feltri ha risposto ad un utente che gli ha domandato se non fosse azzardata la visione della sinistra che si è sentita in qualche modo “investita” dagli italiani per andare al Governo dopo il successo del “no” al Referendum Giustizia che ha portato indubbiamente tanti interrogativi alla attuale maggioranza.
Per il giornalista la risposta è stata facile: “La sinistra ha un talento formidabile che negli anni ha pure affinato con cura: trasformare qualsiasi evento in una vittoria personale. Gli italiani hanno bocciato una riforma costituzionale. Non hanno mica incoronato Conte, né affidato il Paese alla Schlein, né tantomeno delegato Bonelli o Fratoianni a guidare l’Italia. Eppure, all’indomani del voto, eccoli già dichiarare: Siamo pronti a governare. Peccato che gli italiani non siano pronti a farsi governare da una compagnia di scappati di casa“, ha detto senza mezzi termini Feltri.
“I leader del Campo Santo”: la stoccata
Ma la stoccata vera e propria alle opposizioni è arrivata nei successivi passaggi dell’editoriale: “I leader del Campo Santo sarebbero pronti a fare cosa, esattamente?“, hadetto Feltri. “Questo resta un mistero. Perché, mentre a parole invocano programmi, visioni e campo largo, nei fatti si stanno già spartendo ruoli che non hanno conquistato. Ieri discutevano del Quirinale, come se il dopo Mattarella fosse materia loro. Oggi discutono di Palazzo Chigi, come se le elezioni le avessero già vinte e come se queste fossero le urgenze del Paese: chi collocare a capo del governo in caso di vittoria alle urne, una vittoria che si dà troppo per scontata. Questo è un insulto agli italiani e alla cosa pubblica. Il problema è che i progressisti non si mettono d’accordo su niente e nemmeno tra loro “[…]”.
E specificando meglio questo ultimo passaggio, Feltri ha quindi detto: “[…] A sinistra si invocano primarie, tavoli, sintesi. Tradotto: scontri, veti incrociati, sfrenate ambizioni personali. Ognuno si vede già leader. Ognuno considera l’altro un ostacolo […]”. Secondo il giornalista “Il referendum ha detto una cosa semplice: quella riforma non convinceva” e di conseguenza verso la sinistra “tutti a dormire. Sogni d’oro. E a cuccia”.