Il caro carburante legato alla crisi in Medio Oriente sta già spingendo alcune compagnie aeree ad alzare i costi dei bagagli.
Il caro carburante legato alla guerra in Medio Oriente sta iniziando a farsi sentire anche sui viaggi in aereo, ma con una distinzione importante: al momento i rincari sui bagagli risultano già concreti soprattutto negli Stati Uniti, mentre in Europa si parla ancora soprattutto di rischio, monitoraggio delle forniture e possibili interventi nelle prossime settimane. Per questo è bene separare i fatti già confermati dalle ipotesi circolate in queste ore.

JetBlue, United e Delta hanno già ritoccato le tariffe
La prima a muoversi è stata JetBlue, che ha aumentato le tariffe dei bagagli registrati a partire da fine marzo. Per molti passeggeri economy sui voli domestici, il primo bagaglio è salito da 35 a 39 dollari nei periodi ordinari e da 40 a 49 dollari nei periodi di maggiore domanda, mentre anche il secondo bagaglio è rincarato. L’Associated Press collega apertamente questa scelta all’impennata del costo del jet fuel dopo lo scoppio del conflitto, con prezzi medi del carburante per aerei passati da circa 2,50 a 4,64 dollari al gallone nei principali hub statunitensi.
Subito dopo è arrivata United Airlines, che da venerdì ha portato il primo bagaglio registrato a 45 dollari e il secondo a 55 dollari sui voli tra Stati Uniti, Messico, Canada e America Latina. Per chi effettua il check-in del bagaglio nelle ultime 24 ore prima della partenza c’è anche un ulteriore sovrapprezzo. Anche qui il collegamento con il caro carburante è esplicito: secondo AP, il gruppo ha indicato un forte aumento dei costi operativi legato alla guerra in Medio Oriente. Oggi, 7 aprile, anche Delta ha annunciato un rincaro analogo di 10 dollari sul primo e sul secondo bagaglio registrato, confermando che il fenomeno non è più isolato.
In Europa il rischio c’è, ma sui bagagli serve ancora cautela
Sul fronte europeo, invece, la situazione è più delicata da raccontare. Ryanair ha lanciato un allarme concreto sulle forniture: secondo il CEO i fornitori ritengono la situazione stabile fino alla fine di maggio, ma se il conflitto dovesse proseguire fino a fine aprile potrebbe aprirsi un rischio per l’inizio di giugno. Il manager ha parlato della possibilità di dover ridurre capacità o cancellare alcuni voli se tra giugno, luglio e agosto venisse meno dal 10% al 20% della disponibilità di carburante. Lufthansa, dal canto suo, ha segnalato primi campanelli d’allarme soprattutto fuori dall’Europa, in particolare in Asia.
Quello che invece non risulta confermato, è che Ryanair, Lufthansa o ITA Airways abbiano già introdotto rincari sui bagagli come quelli visti negli Stati Uniti. Non emerge neppure una conferma chiara del fatto che ITA abbia già annunciato tagli del 5-10% dei voli estivi. La Commissione europea discuterà proprio in questi giorni la situazione dell’energia e dei rifornimenti, segno che la tensione esiste davvero, ma trasformarla già in rincari certi per tutti i viaggiatori europei sarebbe prematuro. Più corretto dire che i primi aumenti sono partiti oltreoceano e che l’Europa, per ora, resta in fase di allerta.