Bartolomeo Gagliano è stato uno dei nomi più inquietanti della cronaca ligure: omicidi, fughe durante i permessi premio, la cattura in Francia e il suicidio in carcere nel 2015.
Esistono profili criminali che entrano nell’immaginario collettivo non solo per la gravità dei loro atti, ma per un’esistenza scandita da evasioni rocambolesche, recidive e accesi dibattiti nelle aule di tribunale. La storia di Bartolomeo Gagliano incarna perfettamente questo intreccio tormentato.
Nato nel 1958 in Sicilia e cresciuto poi in Liguria, il suo nome è rimasto legato a una scia di violenza cominciata nei primi anni Ottanta e proseguita per anni tra internamenti psichiatrici giudiziari, nuove evasioni e altri delitti. La sua vicenda tornò al centro dell’attenzione soprattutto nel 2013, quando non rientrò nel carcere di Marassi dopo un permesso premio e venne ritrovato in Francia armato e in fuga.
Bartolomeo Gagliano: i delitti e il profilo criminale del “mostro di San Valentino”
Il primo omicidio risale al 1981. La vittima fu Paolina Fedi, prostituta di 32 anni, uccisa in auto su una piazzola dell’autostrada tra Savona e Genova con un’aggressione violentissima, a colpi di pietra. Per quel delitto Gagliano venne giudicato incapace di intendere e di volere e internato in un ospedale psichiatrico giudiziario. Ma la detenzione non bastò a fermarlo: negli anni successivi approfittò più volte di permessi o occasioni di fuga, mostrando una pericolosità che sarebbe riemersa in modo drammatico.

Il capitolo più noto della sua storia criminale è quello del 1989, quando dopo un’evasione dall’OPG di Montelupo Fiorentino tornò in Liguria insieme a Francesco Sedda. In quei giorni vennero uccisi Nahir Fernandez Rodriguez, travestito uruguaiano di 32 anni trovato morto vicino all’autostrada Milano-Genova, e Francesco Panizzi, conosciuto come Vanessa, colpito a Genova il 14 febbraio.
Il giorno dopo venne ferita gravemente anche un’altra prostituta, sopravvissuta all’agguato. È da quella sequenza di delitti che il nome di Gagliano è stato associato anche all’espressione “mostro di San Valentino”.
L’evasione del 2013, la cattura a Mentone e la morte in cella
L’ultimo grande shock legato al suo nome arrivò nel dicembre 2013. Gagliano, che stava scontando la parte finale di una pena per altri reati, ottenne un permesso premio di 48 ore dal carcere di Genova Marassi ma non rientrò. Durante la fuga sequestrò sotto la minaccia di una pistola un panettiere savonese, gli portò via l’auto e raggiunse la Francia.
Venne arrestato il 20 dicembre 2013 a Mentone, dove gli agenti lo fermarono con una pistola 7.65 col colpo in canna; nella stanza d’albergo furono trovate anche munizioni e documenti falsi.
Dopo il rientro in Italia fu processato e condannato per l’evasione, il sequestro di persona e la rapina dell’auto. La sua storia si chiuse il 22 gennaio 2015 nel carcere di Sanremo, dove si tolse la vita impiccandosi con un lenzuolo alle grate della finestra dell’infermeria. Ed è proprio questo che rende ancora oggi il nome di Bartolomeo Gagliano così difficile da dimenticare: non solo i delitti, ma la sensazione costante che la sua pericolosità fosse tornata più volte a galla senza essere mai davvero contenuta fino in fondo.