Il caso Central Park Five riguarda cinque adolescenti condannati per l’aggressione del 1989 a Central Park e poi scagionati nel 2002 dopo la confessione di Matias Reyes e la prova del DNA.
Ci sono casi che non restano nella storia solo per il crimine, ma per tutto quello che rivelano su indagini, giustizia e pregiudizi. Quello dei Central Park Five è uno di questi. I protagonisti sono Antron McCray, Kevin Richardson, Yusef Salaam, Raymond Santana e Korey Wise, cinque ragazzi latinoamericani tra i 14 e i 16 anni, arrestati a New York dopo la brutale aggressione del 19 aprile 1989 a una jogger di 28 anni, Trisha Meili, trovata in fin di vita a Central Park con gravi ferite, tra cui una frattura al cranio.
Per anni furono indicati come colpevoli di uno dei casi più scioccanti dell’epoca. Poi, più di un decennio dopo, tutto crollò.
Caso Central Park Five: l’aggressione del 1989, gli interrogatori e le condanne
La notte dell’attacco Central Park era attraversato da un gruppo di giovani coinvolti in episodi di violenza e disordine. In quel contesto la polizia si concentrò rapidamente sui cinque adolescenti, che vennero interrogati per ore.

Secondo le ricostruzioni successive, quattro di loro rilasciarono confessioni videoregistrate dopo lunghi interrogatori, accusandosi a vicenda in versioni spesso contraddittorie e incompatibili tra loro. Eppure proprio quelle confessioni diventarono il cuore del processo, anche se il DNA trovato sulla vittima non corrispondeva a nessuno dei cinque.
Nel 1990 arrivarono le condanne in due processi distinti. I quattro più giovani furono giudicati come minorenni, mentre Korey Wise, che aveva 16 anni, venne processato come adulto. In totale, i cinque avrebbero scontato pene comprese tra circa 6 e 13 anni di carcere. In quegli stessi mesi il caso fu travolto da una pressione mediatica enorme, alimentata da titoli feroci, dal linguaggio del “branco” e da un clima pubblico che trasformò quei ragazzi nel simbolo della paura urbana della New York di fine anni Ottanta.
La confessione di Matias Reyes e la piena riabilitazione
La svolta arrivò nel 2002, quando Matias Reyes, detenuto per altri reati violenti, confessò di essere stato lui ad aggredire Trisha Meili e disse di aver agito da solo. La sua versione venne verificata con gli esami genetici: il suo DNA coincideva con il materiale biologico repertato sulla vittima. A quel punto le condanne dei cinque vennero annullate il 19 dicembre 2002, e il caso divenne uno degli esempi più clamorosi di errore giudiziario nella storia americana recente.
Negli anni successivi i cinque sono diventati noti anche come Exonerated Five. Nel 2014 la città di New York ha approvato un accordo da circa 41 milioni di dollari per chiudere la causa civile legata alla loro condanna ingiusta.
Ma più dei numeri, a restare è il peso simbolico del caso: cinque adolescenti finiti al centro di un’indagine costruita soprattutto su confessioni fragili e poi scagionati quando ormai avevano perso una parte enorme della loro vita. È per questo che il caso Central Park Five continua ancora oggi a essere ricordato come una delle pagine più dure della cronaca giudiziaria americana.