Ferdinand Gamper è ricordato come il “mostro di Merano”, il killer che nel febbraio 1996 uccise sei persone in Alto Adige prima di togliersi la vita durante l’assedio al suo maso.
Alcuni casi di cronaca restano scolpiti nella memoria per la velocità con cui riescono a mutare il volto di un territorio. È stato così per la vicenda di Ferdinand Gamper. In Alto Adige il suo nome è rimasto legato al soprannome di “mostro di Merano”, dopo una scia di sangue che nel febbraio 1996 trasformò Merano e i dintorni in un luogo dominato dalla paura. Per quasi un mese, il killer colpì senza apparente pietà, lasciando dietro di sé sei morti prima di togliersi la vita il 1° marzo 1996 durante l’assedio al maso di Rifiano in cui si era barricato.
Ferdinand Gamper: gli omicidi di Merano e la città paralizzata dalla paura
Il primo delitto avvenne l’8 febbraio 1996 sul lungopassirio di Merano. Le vittime furono Hans-Otto Detmering, funzionario tedesco della Deutsche Bundesbank, e Clorinda Cecchetti, colpiti a colpi d’arma da fuoco mentre passeggiavano. Pochi giorni dopo, il 14 febbraio, venne ucciso anche Umberto Marchioro, raggiunto da un colpo alla testa vicino alla sua abitazione. Quando poi il 27 febbraio cadde sotto i colpi del killer anche Paolo Vecchiolini, assassinato in pieno centro mentre era con la fidanzata, gli investigatori capirono di essere davanti a un serial killer vero e proprio.

La tensione in città diventò altissima. Le strade si svuotarono la sera, i giornali iniziarono a parlare apertamente del “mostro di Merano” e per un periodo finì perfino in carcere un innocente, Luca Nobile, inizialmente ritenuto il responsabile. Fu proprio un nuovo omicidio a smentire quell’ipotesi e a riaprire la caccia all’uomo. Nel frattempo, nelle ricostruzioni successive si fece largo anche il tema dell’odio etnico contro gli italiani come possibile movente della sequenza di delitti, anche se il caso resta ancora oggi legato soprattutto alla figura disturbata e violenta del killer.
L’ultima vittima, l’assedio al maso e il suicidio
L’epilogo arrivò il 1° marzo 1996. Quel giorno Gamper uccise Tullio Melchiorri, suo vicino di casa, con un colpo di pistola in fronte, e si rifugiò poi nel maso di Rifiano. Quando i carabinieri e la polizia circondarono il casolare per fermarlo, il maresciallo Guerrino Botte cercò di avvicinarsi per acquisire elementi utili, ma venne colpito mortalmente al volto da uno sparo esploso da Gamper. Botte morì poco dopo in ospedale, diventando la sesta e ultima vittima della sua scia omicida.
Dopo il conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, dall’interno del maso si sentì un ultimo colpo. Quando gli agenti entrarono, trovarono Ferdinand Gamper morto: si era suicidato sparandosi alla testa. L’arma risultò essere la stessa usata per gli omicidi. È anche per questo che il suo nome continua ancora oggi a tornare nelle cronache altoatesine: non solo per il numero delle vittime, ma per il modo in cui, in poche settimane, riuscì a trascinare Merano in uno dei periodi più cupi della sua storia recente.