Il direttore del TgLa7, Enrico Mentana, si è espresso a più riprese su una possibile svolta in termini sportivi che riguarda l’Italia.
Ha fatto il giro del mondo la notizia della possibilità di vedere l’Italia al Mondiale di calcio al posto dell’Iran. Una idea che ha trovato svariate reazioni tra cui quella del direttore del TgLa7, Enrico Mentana. Senza giri di parole, sia nel corso del telegiornale che sui suoi canali personali, il giornalista si è detto decisamente contrario a questa ipotesi.

Enrico Mentana e l’ipotesi ripescaggio Italia al Mondiale
Sono state ore di grande discussione in tutto il nostro Paese dopo la notizia che Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti in Italia, ha raccontato al Financial Times di “aver suggerito a Trump e al presidente della Fifa, Gianni Infantino, che l’Italia sostituisca l’Iran ai Mondiali”. Una situazione che ha portato anche Enrico Mentana a dire la sua durante il Tg di La7.
Al TgLa7, il giornalista ha spiegato il proprio parere: “Parliamo di sport infine, ma non di calcio giocato, di calcio parlato e non soltanto”. E ancora: “Per tutta la giornata ci sono state discussioni e reazioni per una proposta inverosimile: quella di quell’amico di Trump che gli fece conoscere Melania, Zampolli, che avrebbe pensato all’idea, attribuendola tra l’altro anche alla Casa Bianca, di fare rientrare l’Italia al posto dell’Iran nei gironi finali del Mondiale di calcio. Sarebbe oltretutto una vergogna ulteriore per noi, visto che prenderemo il posto di un Paese in guerra”.
“Squallido, ingiusto e offensivo”: l’affondo
Lo stesso Mentana, tramite i propri canali social, ha poi rincarato la dose in modo più duro: “Essere ripescati ai mondiali di calcio da imbucati, al posto di una nazione qualificata sul campo, ma esclusa perché in guerra con il paese ospitante, sarebbe squallido e ingiusto e offensivo per la nostra storia sportiva“, ha scritto in un post il direttore del TgLa7, commentando appunto la notizia del Financial Times sulla proposta che sarebbe arrivata dall’inviato di Donald Trump, Paolo Zampolli.