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Timothy Evans: chi era l’uomo giustiziato per errore
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Timothy Evans: chi era l’uomo giustiziato per errore nel caso Rillington Place

giudice imputato tribunale

Timothy Evans fu impiccato nel 1950 per l’omicidio della figlia Geraldine. Anni dopo emerse il ruolo del serial killer John Christie e il caso divenne uno dei più gravi errori giudiziari britannici.

Ci sono casi in cui l’orrore del delitto viene superato da quello dell’errore giudiziario. Quello di Timothy Evans è uno di questi. Giovane gallese trasferito a Londra, Evans viveva con la moglie Beryl e la figlia piccola Geraldine al numero 10 di Rillington Place, nel quartiere di Notting Hill. Alla fine del 1949, madre e bambina vennero trovate morte nella casa. Evans fu accusato, processato e condannato per l’omicidio della figlia. Il 9 marzo 1950 venne impiccato nel carcere di Pentonville.

Per anni il suo nome rimase quello di un assassino. Poi, tre anni dopo, nella stessa abitazione emerse una verità molto più oscura: il vicino di casa John Christie, che era stato anche un testimone importante contro Evans, era in realtà un assassino seriale. Da quel momento il caso cambiò volto e divenne una delle pagine più dolorose della giustizia britannica.

giudice martello tribunale
giudice martello tribunale – newsmondo.it

Il delitto di Beryl e Geraldine Evans e la condanna di Timothy Evans

La vicenda cominciò quando Timothy Evans si presentò alla polizia dicendo che la moglie era morta. Le sue prime versioni furono confuse e contraddittorie: parlò prima di un aborto finito male, poi chiamò in causa John Christie, sostenendo che il vicino avesse proposto di aiutare Beryl e che qualcosa fosse andato terribilmente storto. In un secondo momento, però, Evans venne accusato anche della morte della figlia.

I corpi di Beryl Evans e della piccola Geraldine furono trovati in un lavatoio dell’abitazione. Entrambe erano state strangolate. Beryl presentava anche segni di violenza, mentre la bambina era stata uccisa in modo compatibile con una compressione al collo. Il processo contro Evans durò pochissimo e si concluse con una condanna per l’omicidio della figlia. La giuria impiegò poco tempo per decidere, e ogni tentativo di salvarlo fallì.

Il punto più tragico è che l’accusa si basò anche sul racconto di John Christie, il vicino apparentemente rispettabile che viveva nello stesso edificio. Evans, invece, appariva fragile, poco istruito e incapace di difendersi davvero davanti a un meccanismo giudiziario già orientato contro di lui. Venne giustiziato a soli 25 anni.

John Christie, la scoperta dei corpi e la riabilitazione postuma

Nel 1953, il caso esplose di nuovo. Dopo che Christie lasciò la casa di Rillington Place, vennero scoperti altri corpi nascosti nell’edificio e nel giardino. Tra le vittime c’era anche sua moglie Ethel. Christie venne arrestato, processato e impiccato nello stesso carcere in cui era stato giustiziato Evans. Durante gli interrogatori ammise anche la responsabilità per la morte di Beryl Evans, pur senza chiarire fino in fondo quella di Geraldine.

La scoperta mise in crisi l’intero processo contro Timothy Evans. L’idea che un uomo fosse stato mandato alla forca mentre il vero assassino abitava a pochi metri da lui diventò uno scandalo nazionale. Nel 1966 Evans ricevette una grazia reale postuma per l’omicidio della figlia, l’unico per cui era stato formalmente condannato.

Negli anni successivi, nuove valutazioni rafforzarono sempre di più l’idea dell’errore giudiziario. Nel 2003 venne riconosciuto un risarcimento ai familiari, e il caso Evans è rimasto uno dei simboli più forti contro la pena di morte nel Regno Unito. La sua storia continua a colpire perché non racconta soltanto due omicidi e un assassino seriale, ma anche un sistema che non seppe vedere ciò che aveva davanti: un innocente mandato a morire, mentre il vero mostro era ancora libero a Rillington Place.

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ultimo aggiornamento: 27 Aprile 2026 21:17

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