L’educazione dei minori, il mondo social ma anche alcuni aneddoti legati agli insegnamenti avuti dal padre: parla Barbara Berlusconi.
Quando si tratta della famiglia Berlusconi, ogni cosa “fa notizia”. Dopo le questioni legate all’aeroporto dedicato al compianto Silvio, ecco sua figlia Barbara menzionarlo per un argomento ben diverso dal solito. L’erede dell’ex Premier, molto attenta al mondo dei giovani e a determinate dinamiche comunicative, a Il Giornale ha parlato dei risultati di una ricerca fra genitori commissionata a Swg sul tema adolescenti e media chiamando in causa proprio suo padre.

Il ruolo dei genitori in un mondo social e tecnologico
A Il Giornale, Barbara Berlusconi ha spiegato l’obiettivo della ricerca su genitori, figli e media: “L’intento è capire cosa sta succedendo. Non abbiamo ancora piena consapevolezza di quanto strumenti come gli smartphone, che ci collegano con il mondo e dunque non sono neutri, incidano su una fase tanto delicata come l’adolescenza”, ha fatto sapere l’imprenditrice.
“Due genitori su tre si sentono disorientati e chiedono aiuto. Il desiderio di analizzare la dipendenza fra adolescenti e social ha l’obiettivo di porsi domande che possano poi costruire risposte convincenti, per aiutare chi è in difficoltà”.
Barbara Berlusconi: le scelte in famiglia tra tv e social
Nel corso dell’intervista, la Berlusconi ha ripercorso anche quelle che sono state alcune delle tappe della sua vita e gli insegnamenti dei genitori: “Sono un’appassionata di cinema e i film li ho sempre visti, anche in tv. Ma i miei genitori facevano una selezione di ciò che potevamo vedere e di questo sono loro grata. Il televisore non rimaneva acceso tutto il giorno. Non è lo strumento tecnologico ad essere sotto accusa, è come lo si utilizza”, ha raccontato.
La Berlusconi ha quindi sottolineato come “l’uso sregolato” non vada bene. E lo stesso si può dire dei social. Da qui la decisione, “discussa in famiglia”, di non dare “ai maggiori lo smartphone fino ai 16 anni“. La donna, madre di cinque figli, ha rivendicato quella che “è stata una mia scelta”.
Secondo la Berlusconi “molti genitori si sentono inadeguati, anche quando sono attenti e presenti. I ragazzi conoscono questi strumenti meglio degli adulti. Quindi il dialogo è necessario, ma da solo non basta se manca un contesto che lo sostenga. Una buona legge sì, può aiutare molto. Non per sostituirsi ai genitori, ma per sostenerli”.