La testimonianza dell’infermiere che fece le flebo a madre e figlia morte avvelenate con la ricina. Cosa è stato rivelato.
Non solo il presunto “mister X” nel caso di madre e figlia avvelenate con la ricina e morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Un altro elemento importante è venuto a galla relativamente alla testimonianza dell’infermiere che fece alcune flebo alle due donne a dicembre, poco prima del doppio decesso. L’uomo, amico di famiglia, avrebbe rivelato lo stato in cui versavano le due vittime, Sara Di Vita e sua mamma Antonella Di Ielsi.

Madre e figlia avvelenate con la ricina: il ruolo dell’infermiere
Nelle scorse ore la Squadra Mobile guidata da Marco Graziano che sta svolgendo gli interrogatori nel caso di madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella ha sentito come testimoni alcuni parenti ma anche l’infermiere che a dicembre somministrò una flebo a Sara Di Vita e sua mamma Antonella Di Ielsi. Le due donne morirono poche ore più tardi dopo il ricovero all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
L’uomo, un amico di famiglia, era già stato sentito dagli investigatori nelle settimane passate, ma ora è stato di nuovo convocato su istanza dell’avvocato di uno dei cinque medici indagati nella prima fase dell’inchiesta per omicidio colposo. Da quanto si apprende, l’infermiere uscendo dalla questura, dopo aver risposto per oltre un’ora alle domande dei poliziotti, non ha rilasciato dichiarazioni.
L’interrogatorio dell’infermiere
Sebbene l’uomo non abbia rilasciato interviste ai giornalisti, qualcosa su quanto detto agli inquirenti è filtrato. Secondo quanto appreso da Fanpage.it durante la testimonianza rilasciata in Questura, l’infermiere ha parlato di uno stato “delirante” in cui si trovava la 15enne Sara, mentre leggermente meno gravi sarebbero state le condizioni della madre Antonella, che risultava poco reattiva e non parlava.
A proposito delle flebo somministrate, l’uomo avrebbe precisato alle autorità di aver controllato che non ci fossero state contaminazioni.