Lo Stato Islamico non è più il «Califfato» territoriale che tra il 2014 e il 2017 controllava vaste aree di Siria e Iraq, ma una rete globale decentralizzata, adattabile e sempre più difficile da individuare.
È questa la conclusione del dossier “ISIS: Conosci il tuo nemico”, pubblicato da Askari Media Group il 15 maggio 2026, che ricostruisce la nuova architettura del jihadismo targato ISIS, individuando uomini chiave, strutture di comando e nuovi sistemi di reclutamento digitale. Secondo il report, il gruppo, dopo la caduta dell’ultimo bastione jihadista avvenuta nel marzo 2019 nella città di Baghuz, nella Siria orientale, ha completato la propria trasformazione da proto-Stato territoriale a sistema operativo distribuito.
Il centro dell’organizzazione continua a mantenere il controllo ideologico e strategico, ma l’esecuzione operativa è ormai affidata a province regionali e cellule autonome attive in Asia, Africa, Medio Oriente ed Europa. Il dossier identifica come attuale Califfo Abu Hafs al-Hashimi al-Qurashi, indicato come il quinto leader dello Stato Islamico dopo Abu Bakr al-Baghdadi. La sua nomina è stata formalizzata nell’agosto 2023, dopo la morte del predecessore Abu al-Hussein al-Husseini al-Qurashi. Secondo il documento, Abu Hafs opererebbe ancora tra Siria e Iraq, mantenendo il ruolo di guida religiosa e strategica dell’intera organizzazione.
Un ristretto gruppo al comando
Accanto al Califfo agirebbe un ristretto Consiglio di leadership centrale composto da due vice. Il primo è Abu Saleh al-Obaidi, descritto come emiro della branca siriana dell’ISIS e figura centrale nel coordinamento regionale. Il report sostiene che avrebbe base nell’area di Idlib e che sarebbe coinvolto in reti di traffico di armi e droga operative tra Medio Oriente, Africa orientale e Asia meridionale. Secondo il dossier, parte di questi flussi finanziari finirebbe direttamente nelle casse dello Stato Islamico. Il secondo vice sarebbe Abdullah al-Qurashi Abu Hafs al-Hashimi, considerato uno dei principali pianificatori strategici dell’organizzazione.
Il documento lo descrive come responsabile del coordinamento operativo in Iraq e del collegamento con le province jihadiste dell’Asia centrale e meridionale. Un ruolo centrale nel sistema di governance del gruppo sarebbe ricoperto anche dal Consiglio della Shura, l’organo consultivo e decisionale dell’ISIS. Alla guida della Shura, il dossier colloca Abdul Qadir Mumin, leader dello Stato Islamico-Somalia e figura di primo piano all’interno delle reti africane del gruppo. Negli ultimi anni il suo nome era stato indicato da diverse analisi occidentali come possibile nuovo Califfo, ma il report sostiene che si sia trattato di una campagna di disinformazione orchestrata dall’ISIS stesso per proteggere la leadership centrale.

Secondo Askari Media Group, Mumin continuerebbe a operare dal Puntland, in Somalia, mantenendo però un ruolo strategico nella supervisione delle province africane e nella gestione della struttura della Shura. Il dossier insiste molto sulla trasformazione digitale dell’organizzazione. Gli autori sostengono che il vecchio modello basato su campi di addestramento, viaggi clandestini e contatti fisici sia stato sostituito da un sistema di «attivazione a distanza», completamente costruito su piattaforme criptate come Telegram. Tra le figure indicate come centrali in questa nuova fase compare Abu Zarr al-Shami, siriano affiliato ai media jihadisti Al-Furqan e al-Naba. In passato sarebbe stato guardia del corpo di Abu Aisha, ex comandante dell’ISIS iracheno, prima di essere trasferito alle attività mediatiche e di reclutamento online.
Fondamentale il reclutamento online
Secondo il dossier, Abu Zarr sarebbe stato arrestato dalle Forze Democratiche Siriane nel 2021 e successivamente rilasciato dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad. Il report sostiene che, una volta libero, abbia ripreso quasi immediatamente le operazioni di propaganda e reclutamento online rivolte soprattutto a Europa e Nord America, con particolare attenzione a Italia, Regno Unito, Germania, Belgio, Francia e Canada.
Un’altra figura chiave citata nel documento è Junaid Ahmad, noto anche come Numan Bajauri all’interno dell’ISKP, la Provincia del Khorasan. Secondo il dossier, dopo aver iniziato la propria attività in Iraq, avrebbe spostato il focus operativo verso Afghanistan e Pakistan, costruendo una vasta rete digitale di radicalizzazione e reclutamento online. Viene inoltre citato Ahmad Logari, membro dell’ISKP e responsabile delle operazioni di reclutamento online dirette verso Europa e Stati Uniti. Secondo il report, l’ISIS avrebbe ormai compresso il tempo che separa radicalizzazione e azione. I simpatizzanti verrebbero selezionati online, valutati in tempo reale e indirizzati verso attacchi a basso costo e immediati, incluse aggressioni con armi da taglio, utilizzo di droni commerciali o attacchi improvvisati.
Il dossier sostiene inoltre che il gruppo stia sfruttando fortemente il conflitto di Gaza come strumento emotivo di propaganda e radicalizzazione nei confronti di giovani occidentali socialmente marginalizzati. Al netto delle numerose informazioni che richiedono verifiche indipendenti, il documento fotografa una realtà ormai condivisa da molti apparati di intelligence: lo Stato Islamico non controlla più città come Mosul o Raqqa, ma continua a rappresentare una minaccia globale grazie alla capacità di adattarsi, decentralizzarsi e sfruttare il dominio digitale per reclutare, coordinare e colpire su scala internazionale.