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Ivanka Trump nel mirino dell’Iran: allarme sulle reti dei Pasdaran
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Ivanka Trump nel mirino dell’Iran: allarme sulle reti dei Pasdaran

Ivanka Trump si presenta alla Corte Suprema di New York per testimoniare al processo civile contro Donald Trump. (Photo by Lev Radin/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Secondo fonti investigative americane citate da NBC News, Ivanka Trump sarebbe stata indicata come possibile obiettivo.

Le accuse emerse negli Stati Uniti contro un uomo organico ai Pasdaran riportano al centro dell’attenzione una questione che da anni preoccupa le intelligence occidentali.La capacità della Repubblica islamica iraniana di colpire dissidenti, ex funzionari americani, obiettivi israeliani e figure simboliche considerate ostili al regime anche fuori dal Medio Oriente. Secondo fonti investigative americane citate da NBC News, Ivanka Trump sarebbe stata indicata come possibile obiettivo da Mohammad Bagher Saad Davood Al-Saadi, cittadino iracheno accusato di avere legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i Pasdaran.

Gli investigatori ritengono che Al-Saadi fosse vicino alla Forza Quds, l’unità incaricata delle operazioni clandestine all’estero e del coordinamento dei proxy sciiti sostenuti dall’Iran. L’uomo è stato arrestato nel Regno Unito il 15 maggio scorso ed è stato successivamente estradato negli Stati Uniti, dove dovrà rispondere di accuse relative ad attività terroristiche internazionali e al coinvolgimento in operazioni contro obiettivi occidentali.

Secondo quanto trapelato dalle indagini, Al-Saadi avrebbe discusso online della possibilità di assassinare Ivanka Trump e avrebbe rivolto minacce dirette alla famiglia del presidente americano Donald Trump. In alcuni messaggi avrebbe sostenuto che «nessun luogo sarebbe stato sicuro» e che «i servizi di sicurezza americani non sarebbero riusciti a proteggerli». Frasi che, secondo gli investigatori, rientrerebbero in un più ampio schema intimidatorio legato alla strategia iraniana di vendetta contro figure considerate responsabili della morte del generale Qassem Soleimani, il potente comandante della Forza Quds ucciso dagli Stati Uniti a Baghdad nel gennaio 2020.

Gli altri tentativi di assasinio negli Stati Uniti

Da allora, Washington sostiene che Teheran abbia intensificato le operazioni clandestine contro ex membri dell’amministrazione Trump, dissidenti iraniani e obiettivi israeliani. Uno dei casi più noti riguarda John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale americana. Nel 2022 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti accusò Shahram Poursafi, ritenuto un membro della Forza Quds, di aver tentato di organizzare l’omicidio di Bolton offrendo centinaia di migliaia di dollari a un sicario.

Nello stesso contesto è emerso anche il nome di Mike Pompeo, ex segretario di Stato americano, che per lungo tempo ha mantenuto una protezione speciale proprio a causa delle minacce attribuite all’Iran. Le autorità statunitensi ritengono infatti che Teheran abbia elaborato una lista di figure da colpire come ritorsione per l’eliminazione di Soleimani.

Un altro bersaglio ricorrente delle operazioni iraniane è la giornalista e attivista Masih Alinejad, dissidente iraniana residente negli Stati Uniti. L’FBI ha denunciato più volte tentativi di rapimento e di omicidio nei suoi confronti. Secondo le autorità americane, agenti iraniani avrebbero persino studiato un piano per sequestrarla e trasferirla prima in Venezuela e successivamente in Iran. Nel 2022 un uomo armato venne arrestato vicino alla sua abitazione a New York dopo giorni di appostamenti.

L’attività dei Pasdaran in Europa

Negli ultimi anni anche il Regno Unito è diventato uno dei principali teatri dello scontro silenzioso tra Teheran e i suoi oppositori. L’MI5 ha dichiarato pubblicamente di aver sventato almeno venti complotti collegati all’Iran dal 2022 a oggi.

Gli obiettivi includevano dissidenti iraniani, giornalisti di lingua persiana, cittadini ebrei e interessi israeliani presenti sul territorio britannico.Tra le realtà più esposte vi è Iran International, emittente persiana con sede a Londra, più volte finita nel mirino delle minacce del regime. Il governo britannico ha rafforzato le misure di sicurezza attorno alla redazione dopo che l’intelligence aveva segnalato un concreto rischio di attentati e aggressioni contro i giornalisti.

Ma il fenomeno non riguarda soltanto Regno Unito e Stati Uniti. Anche la Svezia è diventata uno dei fronti più delicati dell’attività clandestina iraniana in Europa. I servizi di sicurezza svedesi Säpo hanno avviato diverse indagini su presunte operazioni coordinate da Teheran contro dissidenti iraniani e obiettivi israeliani. Secondo media nordici e fonti investigative, la Repubblica islamica avrebbe cercato di utilizzare organizzazioni criminali locali come intermediari per colpire obiettivi senza esporsi direttamente. Al centro delle attenzioni degli investigatori è finita la rete criminale Foxtrot, una delle gang più violente della Svezia, sospettata di essere stata avvicinata da emissari collegati all’Iran.

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La strategia ibrida iraniana in Europa

Nel 2024 la tensione è salita ulteriormente dopo alcuni episodi avvenuti nei pressi dell’ambasciata israeliana a Stoccolma, dove sono stati segnalati spari, minacce e ordigni sospetti. Le autorità svedesi hanno aumentato la sicurezza attorno alle strutture diplomatiche israeliane e ai luoghi frequentati dalla comunità ebraica.La Svezia ospita una vasta diaspora iraniana composta da dissidenti, attivisti e giornalisti fuggiti dalla repressione del regime.

Proprio questa presenza avrebbe reso il Paese un obiettivo strategico per le operazioni di intelligence della Repubblica islamica. Anche Francia, Belgio, Germania e Olanda sono state coinvolte in indagini su reti clandestine legate a Teheran. Tra i casi più clamorosi resta quello del diplomatico iraniano Assadollah Assadi, arrestato e poi condannato in Belgio per il fallito attentato del 2018 contro un raduno del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana vicino a Parigi.

Secondo le autorità europee, Assadi avrebbe trasportato personalmente l’esplosivo utilizzando la copertura diplomatica. In Olanda, negli ultimi anni, diversi omicidi di dissidenti iraniani sono stati attribuiti a reti criminali collegate indirettamente ai servizi di Teheran. Episodi simili sono stati registrati anche in Germania, dove le autorità hanno denunciato attività di spionaggio contro sinagoghe, associazioni ebraiche e gruppi dell’opposizione iraniana. Secondo numerosi analisti occidentali, l’Iran avrebbe progressivamente modificato il proprio approccio operativo, passando da strutture rigidamente controllate a una strategia più fluida e “ibrida”.

L’obiettivo sarebbe utilizzare proxy regionali, criminalità organizzata e intermediari locali per mantenere una forma di negabilità politica pur continuando a colpire obiettivi sensibili all’estero.Le intelligence occidentali ritengono che questo modello operativo si sia intensificato dopo la morte di Soleimani e con l’aumento delle tensioni regionali tra Iran, Israele e Stati Uniti. In questo scenario, le operazioni clandestine fuori dal Medio Oriente rappresentano per Teheran uno strumento di pressione strategica, intimidazione politica e vendetta contro i propri avversari.

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ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2026 14:53

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