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Enrico Cuccia: il furto della salma a Meina e il ricatto dopo la morte
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Enrico Cuccia: il furto della salma a Meina e il ricatto dopo la morte

Polizia

La storia della salma trafugata di Enrico Cuccia, il potente banchiere di Mediobanca: il furto a Meina nel 2001, la richiesta di riscatto e il ritrovamento in Val di Susa.

Il nome di Enrico Cuccia appartiene alla storia della finanza italiana del Novecento. Riservato, potentissimo, legato per decenni a Mediobanca, fu considerato uno degli uomini più influenti del capitalismo italiano del dopoguerra. Morì a Milano il 23 giugno 2000, a 92 anni, e venne sepolto a Meina, sul Lago Maggiore, accanto alla moglie Idea.

Meno di un anno dopo, però, il suo nome tornò sulle prime pagine non per una battaglia finanziaria, ma per una vicenda macabra. Nel marzo del 2001, la sua sepoltura venne violata e la bara con la salma fu trafugata. Un gesto che colpì l’opinione pubblica anche per il contrasto tra la figura quasi leggendaria di Cuccia, uomo del silenzio e del potere discreto, e l’esposizione brutale di un ricatto post mortem.

Polizia locale
Polizia locale – newsmondo.it

Enrico Cuccia: il furto della bara a Meina

Il trafugamento venne scoperto dopo che la tomba era stata aperta. All’inizio, gli investigatori valutarono più piste: dall’estorsione a ipotesi più oscure, compresa quella di gesti rituali o dimostrativi. Il contesto alimentò subito il mistero, anche perché Cuccia era stato per decenni una figura circondata da riservatezza e da leggende sulla sua influenza.

La pista più concreta si rivelò però quella del ricatto economico. I responsabili non erano professionisti del crimine organizzato, ma uomini travolti dai debiti e convinti di poter ottenere denaro dalla famiglia o dall’ambiente vicino a Mediobanca. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, la richiesta arrivò in forme diverse: prima con toni quasi grotteschi, poi con una vera pretesa di riscatto.

Il ritrovamento in Val di Susa e le condanne

La svolta arrivò alla fine di marzo. Gli investigatori individuarono il cosiddetto telefonista della banda, che avrebbe usato più volte cabine telefoniche per i contatti legati al riscatto. Dopo il fermo, la bara venne ritrovata in un fienile nella zona di Mogliazzo, vicino a Condove, in Val di Susa.

I responsabili, Franco Bruno Rapelli e Giampaolo Pesce, furono poi condannati a pene inferiori ai due anni, con sospensione condizionale. La famiglia Cuccia rinunciò a costituirsi parte civile.

Il caso della salma trafugata di Enrico Cuccia resta uno degli episodi più strani della cronaca italiana recente: non un delitto di sangue, ma una profanazione a scopo di estorsione, nata dall’idea assurda che perfino dopo la morte il corpo di uno degli uomini più potenti della finanza potesse diventare merce di scambio.

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ultimo aggiornamento: 14 Giugno 2026 21:46

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