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Bruneri-Canella, il caso dello smemorato di Collegno
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Il mistero Bruneri-Canella: lo “smemorato di Collegno” conteso da due famiglie

Polizia

La storia del caso Bruneri-Canella, l’uomo senza memoria ricoverato a Collegno e conteso tra la famiglia del professor Giulio Canella e quella del tipografo Mario Bruneri.

Il mistero Bruneri-Canella è uno dei casi giudiziari e mediatici più celebri dell’Italia del Novecento. Tutto cominciò il 10 marzo 1926, quando un uomo senza documenti, incapace di dire con certezza chi fosse, venne fermato a Torino e poi ricoverato nel manicomio di Collegno. Da quel momento, il suo volto e la sua presunta amnesia diventarono un enigma nazionale.

Nel febbraio del 1927, la sua fotografia apparve sui giornali. Molti lettori pensarono di riconoscere in quell’uomo un parente disperso dopo la Grande Guerra. Tra loro ci fu Giulia Canella, moglie del professor Giulio Canella, filosofo e ufficiale dato per disperso nel 1916 sul fronte macedone. La donna andò a Collegno e disse di aver ritrovato suo marito.

Cella carcere
Cella carcere – newsmondo.it

Bruneri-Canella: l’uomo senza memoria e le due identità

Per qualche giorno, la storia sembrò avere il sapore del miracolo: un reduce tornato dopo anni, senza memoria, alla moglie che non aveva mai smesso di riconoscerlo. Ma quasi subito arrivò una versione opposta. Una segnalazione anonima indicò che lo sconosciuto non era Giulio Canella, bensì Mario Bruneri, ex tipografo torinese, ricercato e già noto per reati come truffe e false identità.

Da quel momento nacquero due fronti: i “canelliani”, convinti che lo smemorato fosse il professore disperso, e i “bruneriani”, certi che fosse il tipografo. Le indagini guardarono a impronte digitali, cicatrici, calligrafia, conoscenze culturali, testimonianze familiari e dettagli fisici. Il caso non era più solo una questione privata: era diventato un processo sull’identità stessa di una persona.

La sentenza, il Brasile e la conferma del DNA

La giustizia alla fine stabilì che lo smemorato era Mario Bruneri. Il Tribunale di Torino arrivò a questa conclusione nel 1928 e la decisione venne confermata dalla Corte d’Appello di Firenze nel 1931. Giulia Canella, però, non accettò mai davvero quel verdetto. Continuò a vivere con l’uomo come se fosse suo marito e con lui ebbe altri figli.

Dopo la scarcerazione, lo smemorato lasciò l’Italia con Giulia Canella e si trasferì in Brasile, dove visse fino alla morte nel 1941, continuando a presentarsi come Giulio Canella. Per decenni il dubbio rimase nella memoria popolare, alimentato da libri, film, polemiche e ricostruzioni opposte.

Nel 2014, un test del DNA confrontò i discendenti dello smemorato con quelli certi di Giulio Canella. L’esito non confermò la tesi Canella, rafforzando la conclusione già raggiunta dai giudici: lo “smemorato di Collegno” non era il professore disperso, ma Mario Bruneri.

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ultimo aggiornamento: 17 Giugno 2026 9:50

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