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Omicidi del Brabante, la storia vera della Bende van Nijvel
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Omicidi del Brabante, la storia vera della Bende van Nijvel

criminale prepara aggressione

Il caso degli omicidi del Brabante, la scia di rapine e omicidi attribuita alla Bende van Nijvel, o Tueurs du Brabant, che tra il 1982 e il 1985 provocò 28 morti in Belgio senza arrivare a una condanna definitiva.

Gli omicidi dei supermercati del Brabante sono uno dei casi più inquietanti della storia giudiziaria belga. In Belgio la banda è conosciuta come Bende van Nijvel in neerlandese e Tueurs du Brabant in francese: un gruppo mai identificato, accusato di una serie di rapine sanguinose tra il 1982 e il 1985, soprattutto in supermercati e attività commerciali.

Il bilancio attribuito alla banda è pesantissimo: 28 persone uccise e decine di feriti. Il punto più sconvolgente non fu soltanto il numero delle vittime, ma la sproporzione tra la violenza usata e il denaro portato via. In molti assalti, i rapinatori sembrarono sparare non solo per fuggire o procurarsi il bottino, ma per seminare terrore.

Il caso resta irrisolto. Nessuno è stato condannato come membro della banda. Negli anni sono state inseguite piste criminali, sospetti dentro le forze dell’ordine, ipotesi eversive e collegamenti con ambienti dell’estrema destra. Ma nessuna di queste piste ha prodotto una verità giudiziaria definitiva.

Scena del crimine
Scena del crimine

Brabante: le rapine che diventarono una strage

La scia di sangue non iniziò subito con le grandi stragi nei supermercati, ma con una serie di rapine, furti e assalti armati che nel tempo vennero collegati alla stessa mano criminale. Il nome della banda rimase legato soprattutto al Brabante, ma gli episodi toccarono più zone del Belgio e costruirono lentamente un clima di paura nazionale.

Uno dei momenti chiave arrivò nel 1983, con l’assalto al supermercato Colruyt di Nivelles. Fu da quell’episodio che il nome della Bende van Nijvel, cioè la “banda di Nivelles”, entrò stabilmente nella cronaca. Durante quella rapina vennero uccise tre persone, tra cui un agente, e il caso assunse una dimensione molto più grave di una normale serie di rapine.

Dopo una pausa, la violenza riesplose nell’autunno del 1985. Il 27 settembre vennero colpiti supermercati Delhaize a Braine-l’Alleud e Overijse. Poi, il 9 novembre 1985, arrivò l’attacco più ricordato: il Delhaize di Aalst. In quella rapina furono uccise otto persone, tra clienti e presenti sul posto. Fu il colpo che trasformò definitivamente la banda in un incubo collettivo per il Belgio.

I testimoni descrissero uomini armati, mascherati o travisati, capaci di agire con freddezza e di colpire anche persone che non rappresentavano un ostacolo immediato. Proprio questa brutalità gratuita alimentò il sospetto che il movente non fosse solo economico. Il bottino, infatti, appariva spesso troppo modesto rispetto alla ferocia degli assalti.

Un’inchiesta infinita, tra piste sbagliate e nuovi sospetti

L’indagine sugli omicidi del Brabante è diventata quasi grande quanto il caso stesso. Per decenni sono state raccolte testimonianze, verificate segnalazioni, confrontati reperti balistici e analizzati campioni di DNA. Ma ogni pista si è fermata prima di arrivare a una condanna.

Una delle ragioni del fascino oscuro del caso è la quantità di ipotesi nate attorno alla banda. C’è stata la pista dei criminali comuni, quella dei cosiddetti sospetti del Borinage, poi indebolita da confessioni contraddittorie e accuse di indagini condotte male. Ci sono state teorie su possibili legami con ambienti delle forze dell’ordine, della gendarmeria o dell’estrema destra. Ma anche qui il punto resta decisivo: nessuna di queste ipotesi è diventata una verità processuale.

Nel giugno 2024, dopo più di quarant’anni, il procuratore federale belga annunciò la chiusura dell’indagine, spiegando che non c’erano più atti investigativi attivi da compiere. Il dossier era stato riesaminato con strumenti moderni: vecchie segnalazioni, DNA, balistica, perfino esumazioni. Non bastò. Per le famiglie delle vittime fu un colpo durissimo.

Il caso però non è completamente sepolto. La legge belga consente la riapertura se emergono nuovi elementi seri. Nel 2025 la giustizia ha infatti autorizzato nuovi approfondimenti su una pista francese legata ai fratelli Thierry e Xavier Sliman, criminali del nord della Francia ormai deceduti.

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ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2026 19:34

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