Un lato inedito di Roberta Bruzzone raccontato per la prima volta in modo diretto: ecco come è diventata criminologa.
Coinvolta a livello professionale nei fatti di cronaca più importanti a livello nazionale, Roberta Bruzzone sa sicuramente il fatto suo e rivendica le proprie competenze senza timori. Ultimamente coinvolta anche nel giallo del delitto di Garlasco, la criminologa è stata protagonista di una intervista molto interessante al Corriere della Sera nella quale ha rivelato, di fatto, da dove sia iniziata la sua scalata per raggiungere questo impiego.

Roberta Bruzzone: come è diventata criminologa
Al Corriere della Sera, Roberta Bruzzone ha spiegato che la passione e la curiosità per un certo settore sia stata praticamente innata: “Ero una bambina molto vivace, difficile da tenere a bada, curiosa fino al midollo. I miei genitori mi minacciavano. Se non stai ferma ti mandiamo in quella casa abbandonata, abitata da gente cattivissima, ci penseranno loro a te. La casa c’era davvero, accanto alla mia scuola. Ai miei occhi un castello tetro e impenetrabile. Me la proibivano e io non facevo che guardarla e riguardarla, la maestra spiegava e io ne studiavo ogni dettaglio. Per quanto mi impegnassi, non riuscivo a scorgere movimenti all’interno. In me scattò un clic”.
Proprio in quel periodo, quindi, la Bruzzone vide già la sua strada disegnata: “In seconda elementare convinsi due compagni di classe a seguirmi per andare in missione. Con le forbici sottratte a papà tagliammo la recinzione ed entrammo, ripromettendoci di restarci 10 minuti. Divorati dalla voglia di scoprire, il tempo passò. A scuola successe un putiferio quando si accorsero della nostra mancanza. Finché il manutentore non ci scovò”
La donna ha spiegato come quell’episodio la formò e di fatto diede inizio a quello che sarebbe poi diventata anni dopo. “[…] Andavo a cercare tutti i luoghi di cui si raccontavano storie speciali. La mia strada era segnata. Mi iscrissi a Psicologia all’università di Torino, per mantenermi lavoravo come cameriera in ristoranti e hotel. Durante il percorso di studio sostenni esami supplementari di medicina legale e criminalistica. Avevo in mente di unire questi due mondi, che erano separati. Per me era incomprensibile che lo fossero ed ero fermamente intenzionata a creare una nuova figura professionale, molto vicina al concetto di “profiler'”. In tutto questo i suoi genitori l’hanno sempre supportata.
La vita privata mixata a quella professionale
Tra i passaggi dell’intervista al Corriere della Sera, di cui vi abbiamo riportato solo pochi estratti, anche quello legato alla vita privata e di coppia: “Le dico solo che il matrimonio funziona, sono molto legata a mio marito cui tengo tantissimo (Massimo Marino, funzionario di polizia, sposato nel 2017 in spiaggia a Fregene, ndr). Abbiamo un rapporto sano e con questo intendo che siamo leali, simmetrici, adulti che scelgono di amarsi”.
E sulle varie passioni: “Mi alleno tre volte a settimana col personal trainer e possiedo tre moto: due Harley- Davidson e una Ducati. Amo fare lunghi viaggi sulle due ruote. Ho due cani e un gatto che tratto come fossero figli”.