La Cassazione ha confermato la condanna per Mario Roggero, il gioielliere che ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Spunta il precedente.
Mentre il mondo della politca prova a muoversi per la grazia a Mario Roggero, il gioielliere che ha ucciso due rapinatori e ferito un terzo che lo avevano derubato nel proprio negozio e che è stato condannato a 14 anni e 9 mesi di reclusione, ecco che sull’uomo sarebbero emersi dei retroscena importanti. Precisamente, a far discutere, un precedente legato ad un comportamento ai danni del fidanzato della figlia.

Mario Roggero condannato: il caso grazia
La Cassazione ha confermato nelle scorse ore la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero, gioielliere imputato per l’uccisione di due rapinatori e per il ferimento di un terzo uomo dopo l’assalto al suo negozio. Il fatto, risalente al 2021, aveva visto Roggero rispondere a tre malviventi che avevano preso d’assalto la sua gioielleria. Dopo che i banditi, armati, erano usciti dal negozio e stavano fuggendo, l’uomo li inseguì all’esterno, sparando diversi colpi con una pistola. Due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, morirono; il terzo, Alessandro Modica, rimase ferito.
Sulla vicenda, vista la conferma della condanna, il mondo della politica si è mosso generando anche un dibattito acceso tra il Ministro Nordio e il Colle, con Mattarella intervenuto per ricordare che sull’eventuale grazia spetterà al Quirinale decidere, senza interferenze.
Il precedente con il fidanzato della figlia
Adesso, però, a far parlare, è anche un altro dettaglio emerso nella sentenza di condanna a Roggero. Infatti, come riferito anche da Repubblica e da Leggo, nella sentenza che ha respinto il ricorso della difesa di Roggero, i giudici hanno sottolineato che Roggero fosse “affetto da un disturbo post traumatico da stress” in seguito alla rapina subita nel 2015, e che per questo si era convinto “di dover agire da solo”, ritenendo che le autorità non avessero svolto adeguatamente il proprio compito dopo quel primo episodio.
Ma non solo. La Corte ha voluto richiamare un episodio del passato avvenuto nel 2005: una lite con la famiglia del fidanzato della figlia che degenerò. Pare, infatti, che il gioielliere si presentò in piena notte a casa del ragazzo, lo colpì con dei pugni e puntò la pistola contro di lui e i genitori, minacciandolo con le parole: “E non finisce qui, bastardo”. Come ricordato da Leggo, quell’episodio Roggero patteggiò una pena di due mesi di carcere.