Gli Stati Uniti di Trump hanno introdotto nuovi dazi con tariffe comprese tra il 10% e il 12,5%, destinati a oltre 60 Paesi. I dettagli.
Non solo la questione della guerra in Iran con Donald Trump pronto ad altri attacchi massici. Il presidente americano ha confermato il via ai nuovi dazi che andranno a colpire oltre 60 Paesi. Si tratta di nuove tariffe comprese tra il 10% e il 12,5%. Secondo l’amministrazione del presidente americano, tali provvedimenti dovrebbero aiutare a contrastare il presunto lavoro forzato.

Trump e i nuovi dazi al via da oggi
Gli Stati Uniti di Trump hanno introdotto da venerdì 24 luglio 2026 una nuova serie di dazi, con aliquote comprese tra il 10% e il 12,5%, destinati a oltre 60 partner commerciali. Secondo l’amministrazione Trump, l’obiettivo è contrastare il ricorso al lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento internazionali. Le nuove tariffe, annunciate dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti guidato da Jamieson Greer, prenderanno il posto del dazio temporaneo del 10% applicato a livello globale, in scadenza venerdì dopo che la Corte Suprema aveva annullato gran parte delle misure tariffarie introdotte a febbraio.
L’iniziativa nasce da un’ampia indagine che, secondo il Financial Times, coinvolge numerosi partner commerciali di Washington, tra cui Giappone, Corea del Sud, India, Canada, Unione europea, Regno Unito, Cina e Brasile. Le nuove misure interesseranno oltre il 99% del commercio statunitense. I Paesi che dispongono di norme contro il lavoro forzato saranno soggetti a un dazio del 10%, mentre quelli che ne sono privi dovranno affrontare un’aliquota del 12,5%.
I prodotti esclusi: acciaio, alluminio e non solo
Restano esclusi dai nuovi provvedimenti i prodotti già colpiti da dazi per motivi di sicurezza nazionale, come acciaio, alluminio, automobili e componenti, oltre a petrolio, gas, fertilizzanti e altri beni non prodotti negli Stati Uniti. Le tariffe si basano sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, una base giuridica ritenuta più solida rispetto a quella utilizzata per i dazi precedentemente bocciati dalla Corte Suprema.
L’amministrazione ha inoltre previsto la possibilità di ridurre i dazi al 10% per i Paesi che dimostreranno progressi nella lotta al lavoro forzato. È il caso dell’India, che ha ottenuto l’aliquota più bassa dopo aver approvato una legge specifica. Tuttavia, Washington ritiene che nessuno dei Paesi esaminati garantisca ancora una tutela sufficiente dei lavoratori, un giudizio che potrebbe alimentare nuove controversie legali. Per Greer, queste misure contribuiranno a ristabilire condizioni di maggiore equità per i lavoratori statunitensi e a rafforzare l’impegno internazionale contro il lavoro forzato.