Kamiyah Mobley fu rapita nel 1998 da un ospedale di Jacksonville e cresciuta sotto falsa identità. Il DNA permise di ritrovarla dopo 18 anni.
Il 10 luglio 1998, Kamiyah Mobley venne rapita dall’University Medical Center di Jacksonville, in Florida, quando aveva appena otto ore di vita.
La responsabile, Gloria Williams, si presentò alla giovanissima madre Shanara Mobley fingendosi un’operatrice sanitaria. Dopo avere trascorso del tempo nella stanza, prese la neonata con il pretesto di sottoporla a un controllo e lasciò l’ospedale senza essere fermata.
Le autorità avviarono immediatamente una vasta ricerca, ma della bambina e della donna si persero le tracce. Non esistevano fotografie di Kamiyah scattate dopo la nascita e gli investigatori poterono diffondere soltanto immagini elaborate al computer per mostrare come avrebbe potuto apparire crescendo.

Kamiyah Mobley: una nuova identità in Carolina del Sud
Williams portò Kamiyah a Walterboro, nella Carolina del Sud, e la crebbe come propria figlia con il nome di Alexis Kelli Manigo. La ragazza non sapeva di essere la neonata scomparsa in Florida e considerava Williams sua madre.
Con il passare degli anni emersero però problemi legati ai documenti personali. Nel 2016 il National Center for Missing & Exploited Children ricevette due segnalazioni: una sosteneva che Alexis potesse essere stata rapita da neonata, l’altra indicava direttamente Williams.
La polizia di Jacksonville riaprì gli accertamenti e raggiunse Walterboro. Un confronto del DNA confermò che la diciottenne era Kamiyah Mobley. Il ritrovamento venne annunciato il 13 gennaio 2017 e Williams fu arrestata con le accuse di sequestro e interferenza nell’affidamento.
Kamiyah incontrò i genitori biologici Shanara Mobley e Craig Aiken, ma mantenne anche un forte legame affettivo con la donna che l’aveva cresciuta.
La confessione di Gloria Williams e la condanna
Nel febbraio 2018, Williams si dichiarò colpevole di sequestro e interferenza nell’affidamento. Ammise di avere agito da sola, ponendo fine alla necessità di un processo sulla responsabilità del rapimento.
Durante il procedimento emerse la complessità umana del caso. Shanara Mobley descrisse il dolore provocato dai diciotto anni trascorsi senza sua figlia. Kamiyah, pur riconoscendo che il rapimento non fosse giustificabile, chiese invece clemenza per Williams.
L’8 giugno 2018, il tribunale di Jacksonville condannò Gloria Williams a 18 anni di carcere per il sequestro e a cinque anni per l’interferenza nell’affidamento. Le due pene furono disposte contemporaneamente, rendendo effettiva quella di diciotto anni.
Nel 2022 Williams chiese di dimezzare la pena. Anche Kamiyah sostenne la richiesta, continuando a definirla sua madre, ma il giudice la respinse. La vicenda rimane uno dei più noti casi americani di rapimento neonatale risolti dopo decenni.