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Fuga di Felice Maniero dal carcere di Padova nel 1994
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La fuga di Felice Maniero: il commando travestito da carabinieri che entrò nel supercarcere di Padova

Cella carcere

Il 14 giugno 1994 Felice Maniero evase dal carcere Due Palazzi di Padova con altri cinque detenuti grazie a complici armati e a una collaborazione interna. Fu catturato cinque mesi dopo.

Nelle prime ore del 14 giugno 1994, Felice Maniero, capo della Mala del Brenta e soprannominato “Faccia d’Angelo”, riuscì a evadere dal carcere di massima sicurezza Due Palazzi di Padova insieme ad altri cinque detenuti. Non si trattò di una fuga improvvisata: un commando armato penetrò nell’istituto fingendosi appartenente alle forze dell’ordine e poté contare su una decisiva complicità interna.

L’evasione avvenne poche settimane prima della condanna a 33 anni che sarebbe stata pronunciata contro Maniero.

uomo in carcere dietro le sbarre
uomo in carcere dietro le sbarre

Felice Maniero: il commando entra nel carcere

Intorno alle 4 del mattino, davanti al penitenziario arrivarono due automobili, una delle quali identificata come un’Alfa 33. Quattro uomini si avvicinarono all’ingresso; uno indossava una casacca con la scritta “carabinieri” e mostrò un documento attraverso il vetro della portineria. Prima che questo fosse controllato, il capoposto esterno fece aprire l’accesso assicurando agli altri agenti che si trattava di colleghi.

Una volta dentro, gli uomini estrassero le armi, immobilizzarono e ammanettarono progressivamente gli agenti di custodia. Uno degli aggressori aveva anche un’arma lunga. Il commando avanzò attraverso i diversi varchi del carcere sfruttando porte lasciate aperte, procedure di sicurezza non rispettate e soprattutto l’intervento del capoposto esterno Raniero Erbì, che accompagnò gli uomini fino alla zona detentiva.

Raggiunta la sezione di alta sicurezza al primo piano, il capoposto utilizzò un grosso mazzo di chiavi per aprire direttamente le celle dei detenuti prescelti. Oltre a Maniero uscirono Antonio Pandolfo, Sergio Baron, Carmine Di Girolamo, Vincenzo Parisi e Nou Berisa. Un agente fu costretto sotto la minaccia di una pistola ad assistere all’apertura delle celle.

Il gruppo percorse quindi al contrario la stessa strada. Persino una sentinella sul muro di cinta vide passare gli uomini, ma ritenne che si trattasse di un normale trasferimento di detenuti. Soltanto quando gli evasi erano ormai all’esterno un agente recuperò una pistola, esplose nove colpi e riuscì a dare l’allarme.

Cinque mesi di latitanza

Per Maniero non era la prima evasione. Il 16 dicembre 1987 era già fuggito dal carcere di Fossombrone insieme all’ex brigatista Giuseppe Di Cecco, passando attraverso i sotterranei e la vecchia rete fognaria. Prima della fuga del 1994 aveva inoltre tentato di organizzare un’evasione dal carcere di Vicenza attraverso la corruzione di agenti, ma il piano era stato scoperto.

La nuova latitanza durò 152 giorni. Il 12 novembre 1994, dopo giorni di appostamenti, gli investigatori individuarono Maniero nel centro di Torino, dove si trovava con la compagna. Fu bloccato mentre passeggiava, elegantemente vestito e con falsi occhiali da vista. Secondo uno dei poliziotti che partecipò all’arresto, alla vista degli agenti Maniero reagì dicendo semplicemente: “Bravi, complimenti”.

Sei giorni dopo l’arresto, Maniero decise di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni contribuirono allo smantellamento della Mala del Brenta e portarono a centinaia di condanne. La spettacolare evasione del Due Palazzi, concepita per restituirgli la libertà, finì così per precedere di appena cinque mesi la definitiva caduta del suo impero criminale.

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ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2026 19:07

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