Il virus West Nile sempre più presente in Italia e le sua diffusione inizia a far cresce l’ansia. Cosa bisogna fare nel nostro Paese.
“Lo scenario è cambiato e dobbiamo prenderne atto”. È questo il messaggio lanciato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, in occasione del World Mosquito Day. West Nile e Chikungunya rappresentano, secondo l’esperto, esempi concreti di malattie che oggi riguardano anche l’Italia. La diffusione dei vettori, gli spostamenti delle persone e i cambiamenti ambientali stanno infatti trasformando la distribuzione delle malattie infettive.

West Nile sempre più presente anche in Italia
I numeri forniti dall’ECDC e dall’Istituto Superiore di Sanità confermano la portata del fenomeno. Al 13 agosto, in Europa sono stati registrati 429 casi di West Nile in nove Paesi. L’Italia è il Paese con il maggior numero di infezioni, davanti a Grecia, Spagna e Macedonia del Nord. L’ECDC avverte inoltre che, considerando che la trasmissione raggiunge generalmente il massimo tra agosto e l’inizio di settembre, il numero dei casi potrebbe ancora crescere.
Nel nostro Paese il virus ha raggiunto 60 Province distribuite in 16 Regioni. I dati dell’ISS indicano 312 casi confermati: 156 neuro-invasivi, uno dei quali importato dalle Maldive, 40 individuati in donatori di sangue senza sintomi e 115 associati a febbre, compreso un caso proveniente dal Burkina Faso. Sono inoltre nove i casi segnalati di Usutu virus. La letalità delle forme neuro-invasive è del 7,7%, inferiore al 13,9% registrato nel 2025.
Nonostante il calo rispetto all’anno precedente, gli esperti sottolineano che il West Nile è ormai presente in modo stabile in gran parte del territorio nazionale. Per questo diventa fondamentale una sorveglianza tempestiva, anche per garantire la sicurezza di trasfusioni e trapianti.
“Dopo la pandemia abbiamo continuato a confrontarci con minacce diverse, dal vaiolo delle scimmie a Ebola, fino a West Nile e Chikungunya, che ogni estate interessano sempre più anche il nostro Paese. Le reti scientifiche e le capacità necessarie per rispondere a questi eventi non possono essere costruite durante una crisi, perché a quel punto abbiamo già perso un tempo prezioso”, ha precisato l’esperto.
Rappuoli ha quindi invitato soprattutto a non intervenire soltanto quando l’emergenza è già esplosa. La presenza sempre più diffusa delle zanzare, compresa la zanzara tigre ormai stabile in 16 Paesi europei, richiede una preparazione strutturale. Secondo il direttore del Biotecnopolo servirebbe un centro permanente dedicato alla sicurezza sanitaria, con competenze, personale e infrastrutture operative prima delle crisi.
Cosa si può fare: le prospettive future
Come sempre in questi casi, la prevenzione e la ricerca sono fondamentali. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono inoltre rendere più rapido lo studio dei patogeni. Prepararsi in anticipo, analizzando le famiglie di virus conosciute e sviluppando piattaforme adattabili, permetterebbe di reagire più velocemente alle future minacce. “Non possiamo sapere con certezza quale sarà la prossima minaccia, ma possiamo prepararci studiando le famiglie di patogeni che conosciamo e sviluppando piattaforme capaci di essere adattate rapidamente. Più conoscenza produciamo prima di una crisi, maggiore sarà la nostra capacità di rispondere quando servirà”, le sue parole.
Sulla stessa linea l’ECDC, che richiama alla collaborazione tra Paesi europei e a strategie integrate per il controllo delle zanzare, combinando monitoraggio degli insetti, coinvolgimento della popolazione e interventi mirati con attenzione all’ambiente.