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Timothy Cole: il terribile errore giudiziario risolto dal DNA
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Il caso di Timothy Cole: morì in carcere da innocente poi nove anni dopo riabilitato

mani di uomo in carcere dietro le sbarre

Timothy Cole fu condannato ingiustamente nel 1986 per una violenza sessuale. Morì in carcere senza sapere che il vero responsabile aveva già confessato.

Nel 1986, il ventiseienne Timothy Brian Cole, veterano dell’esercito e studente alla Texas Tech University, venne condannato a 25 anni di carcere per una violenza sessuale che non aveva commesso. Continuò a dichiararsi innocente fino alla morte, avvenuta dietro le sbarre nel 1999. Solo anni dopo, il DNA dimostrò definitivamente che l’aggressore era un altro uomo, Jerry Wayne Johnson.

Corridoio interno di una prigione con file di celle.
Corridoio con celle in una prigione. – newsmondo.it

Timothy Cole: un riconoscimento sbagliato porta alla condanna

Il 24 marzo 1985, la studentessa ventiquattrenne Michele Mallin venne avvicinata nel parcheggio di una chiesa di Lubbock da un uomo che, minacciandola con un coltello, la costrinse a spostarsi in automobile e la violentò. Mallin descrisse un aggressore che fumava continuamente durante il crimine.

Durante le indagini Mallin identificò Cole attraverso una serie fotografica. La procedura sarebbe stata successivamente fortemente criticata: la fotografia di Cole era una Polaroid a colori e frontale, mentre le altre cinque erano immagini in bianco e nero con caratteristiche differenti. Il giorno seguente Mallin lo riconobbe nuovamente durante un confronto dal vivo. La sua identificazione era sincera, ma si rivelò sbagliata.

Cole aveva però un alibi: suo fratello e alcuni amici testimoniarono che quella sera era rimasto a casa a studiare. Soffriva inoltre di una forma grave di asma e non fumava, particolare in contrasto con la descrizione dell’aggressore. La difesa tentò anche di mostrare che aggressioni molto simili erano proseguite dopo l’arresto di Cole, ma il giudice escluse gran parte di queste informazioni dal processo.

Il 17 settembre 1986, dopo circa sei ore di deliberazione, la giuria lo dichiarò colpevole di aggressione sessuale aggravata. Ricevette 25 anni. Durante la detenzione gli venne proposta anche la libertà condizionale a condizione che ammettesse la propria responsabilità: Cole rifiutò di confessare un delitto che sosteneva di non avere commesso.

La confessione ignorata e la prova del DNA

Nel 1995, il detenuto Jerry Wayne Johnson iniziò a scrivere a polizia, magistrati e procuratori affermando di essere lui l’autore della violenza. Johnson stava già scontando pesantissime pene per altri reati sessuali dalle caratteristiche simili. Le sue lettere non produssero una riapertura del caso. Cole non seppe mai che un altro uomo stava cercando di confessare.

Nel 1999, mentre stava ancora scontando la pena, Cole morì per complicazioni legate all’asma. Aveva trascorso circa 13 anni in carcere da innocente. Johnson scrisse nuovamente l’anno successivo, ma anche quel tentativo non portò immediatamente alla revisione della condanna.

Solo nel 2007 l’Innocence Project of Texas riuscì a recuperare il materiale biologico conservato. Le analisi del DNA esclusero completamente Cole e identificarono Johnson come l’aggressore. Nel febbraio 2009 Johnson confessò nuovamente davanti al giudice, alla famiglia Cole e alla stessa Michele Mallin.

Il 7 aprile 2009, Timothy Cole divenne il primo texano esonerato post mortem grazie al DNA. Il 1° marzo 2010, il governatore Rick Perry gli concesse la grazia completa postuma. Il caso portò anche all’approvazione del Timothy Cole Act e alla creazione di organismi incaricati di studiare e prevenire gli errori giudiziari. Cole ottenne così la piena riabilitazione, ma quasi undici anni dopo essere morto in una prigione nella quale non avrebbe mai dovuto trovarsi.

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ultimo aggiornamento: 22 Agosto 2026 19:15

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