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Anjelica Castillo, Baby Hope: il cold case risolto dopo 22 anni
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Il caso di Anjelica Castillo: “Baby Hope” ebbe un nome dopo 22 anni, ma nessun processo

Scena del crimine

Nel 1991 una bambina fu trovata morta in un frigorifero portatile a New York. Solo nel 2013 “Baby Hope” venne identificata come Anjelica Castillo e un parente confessò.

Il 23 luglio 1991, alcuni operai trovarono il corpo di una bambina all’interno di un frigorifero portatile abbandonato vicino alla Henry Hudson Parkway, a Upper Manhattan. Aveva circa quattro anni, ma nessuno riusciva a stabilire chi fosse. Gli investigatori le diedero un nome destinato a diventare famoso: “Baby Hope”. Sarebbero trascorsi 22 anni prima che la bambina recuperasse la propria identità: si chiamava Anjelica Castillo.

scena del crimine
scena del crimine al buio con prove – www.newsmondo.it

Baby Hope: una bambina senza nome per ventidue anni

L’esame medico stabilì che la piccola aveva subito una violenza sessuale ed era morta per soffocamento. Il materiale biologico recuperato era però troppo degradato per fornire agli investigatori un profilo utilizzabile. Non esisteva inoltre una denuncia di scomparsa che permettesse di collegare il corpo a una famiglia.

I detective del 34º distretto si affezionarono al caso. Contribuirono personalmente alle spese per il funerale e la sepoltura e sulla lapide fecero incidere il nome Baby Hope. Negli anni vennero diffuse ricostruzioni del volto nella speranza che qualcuno potesse riconoscerla, senza risultato.

La svolta arrivò nel 2013. Una segnalazione alla polizia riferiva una vecchia conversazione secondo cui una bambina di una determinata famiglia era stata uccisa. La pista, unita ai progressi nell’analisi del DNA, portò gli investigatori alla madre della vittima. Il confronto genetico permise finalmente di identificarla come Anjelica Castillo, nata nel 1987.

La confessione di Conrado Juarez e il processo mai celebrato

Gli investigatori arrivarono quindi a Conrado Juarez, cugino del padre di Anjelica. Arrestato nell’ottobre 2013, durante un interrogatorio videoregistrato dichiarò di avere soffocato la bambina e di avere successivamente sistemato il corpo nel contenitore con l’aiuto della sorella, nel frattempo deceduta. Juarez venne incriminato per omicidio di secondo grado.

La vicenda, tuttavia, non ebbe una conclusione giudiziaria così semplice. Pochi giorni dopo l’arresto Juarez ritrattò, sostenendo che la confessione fosse stata ottenuta attraverso pressioni della polizia. Si dichiarò non colpevole. Inoltre, gli atti giudiziari precisano che nessuna prova forense lo collegava direttamente all’omicidio: l’accusa dipendeva in larga misura dalle sue dichiarazioni.

Juarez rimase in custodia per cinque anni in attesa del processo. Il procedimento non arrivò mai davanti a una giuria: il 18 novembre 2018 morì a 57 anni in ospedale per complicazioni legate a un tumore al pancreas. Per questo il caso viene spesso definito “risolto” perché Anjelica fu identificata e la polizia individuò un sospettato che aveva confessato, ma non esiste una condanna definitiva per il suo omicidio. La vera grande vittoria dell’indagine fu restituire finalmente a “Baby Hope” il suo nome.

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ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2026 12:00

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