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Strage di Pietralata, l'ipotesi: moglie ha sparato per prima
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Strage di Pietralata: sarebbe stata la moglie a sparare e uccidere marito e figlia

scientifica indossa guanti sulla scena del crimine

Possibili novità nel caso della strage di Pietralata. A seguito degli accertamenti sarebbe stata ricostruita la dinamica della tragedia in famiglia.

Potrebbe essere stata Valentina Pambianco a impugnare la pistola e a sparare al marito Luca Abbasciano e alla figlia di cinque anni, prima di togliersi la vita. È questa la principale ipotesi emersa dai primi accertamenti sulla morte della famiglia trovata senza vita il 31 agosto nell’appartamento di via dell’Antracite, nel quartiere Pietralata, a Roma.

Operatori forensi presenti sulla scena del crimine

Strage di Pietralata: la ricostruzione emersa

La ricostruzione, riportata da LaPresse, non è però ancora definitiva. La Procura di Roma ha disposto una perizia chimico-balistica proprio per ricostruire con precisione la sequenza degli spari e accertare chi abbia utilizzato l’arma.

Quando investigatori e pubblico ministero sono entrati nell’abitazione, Luca Abbasciano è stato trovato a terra, vicino a una parete. Valentina Pambianco si trovava invece sul letto, colpita da un proiettile. Accanto a lei c’era la figlia di cinque anni, affetta da una grave malattia. La pistola è stata rinvenuta sul pavimento, tra i corpi.

Nel corso dei rilievi sarebbero stati trovati anche due proiettili esplosi a vuoto. Nell’abitazione era presente inoltre il cane della famiglia, rimasto ferito. Le tracce di sangue avrebbero permesso di stabilire che l’animale si era mosso attraverso diverse stanze prima di raggiungere la camera da letto, dove si sarebbe poi accasciato.

Ulteriori indagini sul caso

Gli esami disposti dalla Procura dovranno quindi chiarire la dinamica e stabilire se l’ipotesi che indica nella donna la persona che ha sparato possa essere confermata.

Sin dalle prime ore, gli investigatori avevano preso in considerazione la pista dell’omicidio-suicidio. A indirizzare gli accertamenti anche gli scritti trovati nell’abitazione: almeno una ventina di lettere, firmate dalla coppia, avrebbero fatto emergere l’intenzione di compiere un gesto estremo. In alcuni biglietti compariva la frase: “Da soli non ce la facciamo”.

Sono stati inoltre acquisiti cellulari e computer della famiglia e avviate verifiche sulla situazione economica. La coppia aveva sostenuto ingenti spese per cercare cure per la figlia, arrivando anche in Messico per sottoporla a trattamenti sperimentali.

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ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2026 15:30

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