In questa puntata de “Il punto”, Elisa Garfagna analizza come il pet parenting non è più una curiosità da margine dei social, ma un fenomeno che riscrive le categorie della genitorialità in Italia. Quando il linguaggio adotta espressioni come dog mom o fur baby, non si limita a colorare l’affetto verso un animale: costruisce un’equivalenza simbolica tra cura animale e cura filiale che riflette un bisogno di accudimento spostato altrove. Questo slittamento semantico racconta più della crisi demografica di quanto facciano le statistiche sulla natalità da sole.Copia
Al contrario di una lettura superficiale che liquida il fenomeno come moda passeggera, il pet parenting andrebbe letto come sintomo di un sistema che non offre più le condizioni minime per la genitorialità tradizionale: lavoro precario, case instabili, tempi impossibili. L’industria miliardaria nata attorno al benessere animale non fa che confermare quanto la domanda di cura sia reale e irrisolta. La società, più che giudicare questa scelta, dovrebbe interrogarsi su quali alternative concrete stia effettivamente offrendo a chi vorrebbe diventare genitore e non può.