Caos nel carcere di Pisa con una rivolta dei detenuti che è finita in live sui social, precisamente su TikTok. Cosa è successo.
È rientrata intorno alle 6.30 di questa mattina, 1 ottobre 2026, la protesta scoppiata nella serata di mercoledì 30 settembre all’interno del carcere Don Bosco di Pisa. La situazione è tornata sotto controllo dopo l’intervento di alcuni negoziatori, al termine di una notte caratterizzata da momenti di forte tensione.

Rivolta nel carcere di Pisa: i fatti
La protesta era iniziata intorno alle 19 e avrebbe coinvolto alcune decine di detenuti. Un intero reparto dell’istituto sarebbe finito sotto il loro controllo. All’esterno del carcere erano presenti decine di agenti della polizia, dei carabinieri e della polizia penitenziaria, mentre all’interno era arrivata anche un’ambulanza del 118.
Secondo quanto ricostruito, all’origine della rivolta ci sarebbe stata una diretta su TikTok realizzata da un detenuto dopo la scoperta, da parte di alcuni reclusi, di dispositivi elettronici collocati nelle celle per finalità investigative. Il detenuto, di origini albanesi, avrebbe raccontato durante la live che alcuni reclusi erano stati fatti uscire dalle celle nelle ore precedenti e che, una volta rientrati, avrebbero trovato microspie e telecamere.
La vicenda sarebbe poi proseguita con una seconda diretta TikTok, trasmessa attraverso un telefono cellulare entrato nella disponibilità dei detenuti nonostante i divieti. Nel corso della diretta, i detenuti del secondo reparto giudiziario hanno riferito che il giorno precedente la direzione li aveva fatti uscire dalle celle per un paio d’ore, motivando la decisione con una “prova di evacuazione”. Al loro rientro, avrebbero scoperto microspie e altri dispositivi elettronici nascosti all’interno.
Il ritorno alla calma
Durante la protesta ci sarebbero stati anche scontri tra alcuni detenuti e agenti della polizia penitenziaria, con l’arrivo di alcune ambulanze per prestare soccorso. Nella diretta, alcuni detenuti hanno dichiarato di essere “stati picchiati con i manganelli” e hanno rivendicato “il diritto di non essere spiati”.
All’esterno dell’istituto si erano inoltre radunate alcune decine di persone, tra parenti e amici dei detenuti. La situazione è infine rientrata alle 6.30.