L’ennesimo slittamento che riguarda il caso della morte della povera Liliana Resinovich. Ecco cosa è successo e cosa ci si aspetta.
Slitta ancora il deposito delle perizie sui reperti del caso di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa a dicembre 2021 e ritrovata morta a gennaio 2022 a Trieste. La nuova scadenza è stata fissata al 12 ottobre, dopo che il termine inizialmente previsto per l’8 ottobre non è stato rispettato. Si tratta dell’ennesimo rinvio nell’ambito dell’inchiesta sulla morte donna per la quale resta sotto la lente di ingrandimento il marito, Sebastiano Visintin.

Liliana Resinovich: i dettagli sugli accertamenti
Gli accertamenti sui reperti erano stati affidati dalla Procura di Trieste ai periti l’8 luglio 2025, mentre le analisi erano cominciate nel settembre dello stesso anno. La consegna dei risultati era stata programmata inizialmente per gennaio, a 120 giorni dall’incarico. Successivamente, però, erano state concesse due proroghe, che avevano fatto slittare la scadenza prima a giugno e poi all’8 ottobre. Ora è arrivato un ulteriore rinvio di pochi giorni.
Tra i materiali esaminati ci sono i sacchi neri nei quali venne trovato il corpo di Resinovich e i coltelli sequestrati al marito Sebastiano Visintin, unico indagato nel procedimento. L’udienza nella quale saranno discussi gli esiti delle analisi è stata fissata per il 30 ottobre a Trieste.
La consulente tecnica di parte Gabriella Marano, parlando con Fanpage.it, ha spiegato che la nuova proroga non sarebbe stata motivata. “Siamo in attesa di capire cosa succederà dopo il 12 ottobre», ha dichiarato, aggiungendo di auspicare un rinvio a giudizio e che l’udienza del 30 ottobre possa rappresentare un punto fermo almeno per il capitolo delle indagini. Secondo Marano, infatti, non sono previsti né ulteriori accertamenti né ulteriori attività investigative.
La famiglia chiede giustizia
Anche la famiglia attende una conclusione. Il fratello Sergio Resinovich ha sottolineato, sempre a Fanpage, quanto sia difficile per i familiari vivere una vicenda che, dopo quasi cinque anni, continua a essere al centro dell’attenzione. “Dopo 5 anni, qualche giorno in più di attesa non cambia molto per noi”, ha detto, auspicando che dopo tutto questo tempo possa finalmente essere posto un punto e che la giustizia riesca a comprendere anche il peso umano della tragedia vissuta dalla famiglia.