La storia di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici italiani condannati a morte negli Stati Uniti nel 1927. Il duplice omicidio, le prove contestate e il riconoscimento delle ingiustizie processuali.
Il 23 agosto 1927, nel carcere di Charlestown, in Massachusetts, due immigrati italiani vennero giustiziati sulla sedia elettrica dopo sette anni di battaglie giudiziarie. Erano Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, condannati per una rapina e un duplice omicidio commessi nel 1920.
La loro vicenda divenne uno dei casi giudiziari più controversi del Novecento, provocando manifestazioni in tutto il mondo e accendendo il dibattito sull’influenza dei pregiudizi politici ed etnici nell’amministrazione della giustizia.
Sacco, nato nel 1891 in Puglia, lavorava come operaio calzaturiero. Vanzetti, originario del Piemonte e nato nel 1888, era un venditore ambulante di pesce. Entrambi erano anarchici e vivevano negli Stati Uniti durante un periodo caratterizzato da una forte repressione dei movimenti radicali.

Sacco e Vanzetti: la rapina del 1920 e l’arresto dei due italiani
Il 15 aprile 1920, nella cittadina di South Braintree, alcuni uomini armati assaltarono due dipendenti del calzaturificio Slater and Morrill.
Le vittime furono Frederick Parmenter, responsabile del trasporto delle paghe, e Alessandro Berardelli, guardia incaricata di proteggerlo.
I due vennero uccisi a colpi di pistola e i rapinatori fuggirono in automobile, impossessandosi di 15.776 dollari destinati agli stipendi degli operai.
Le indagini si concentrarono su alcuni ambienti anarchici della zona. Il 5 maggio 1920, Sacco e Vanzetti furono arrestati a Brockton mentre viaggiavano su un tram.
Entrambi erano armati e durante gli interrogatori fornirono alcune dichiarazioni false, circostanza interpretata dall’accusa come un indizio di colpevolezza.
I due sostennero invece di aver mentito per nascondere le proprie attività politiche, temendo persecuzioni contro gli anarchici.
Il processo per il duplice omicidio iniziò il 31 maggio 1921, davanti alla Corte di Dedham, presieduta dal giudice Webster Thayer.
L’accusa presentò testimonianze oculari e prove balistiche, ma la difesa contestò l’affidabilità dei riconoscimenti e sostenne che entrambi gli imputati si trovassero altrove al momento della rapina.
Il 14 luglio 1921, la giuria dichiarò Sacco e Vanzetti colpevoli di omicidio di primo grado.
La condanna a morte, la confessione di Madeiros e il riconoscimento del 1977
Negli anni successivi emersero nuovi elementi che alimentarono i dubbi sulla sentenza.
Nel novembre 1925, il detenuto Celestino Madeiros confessò di aver partecipato alla rapina di South Braintree, dichiarando che Sacco e Vanzetti erano estranei al delitto.
Gli avvocati presentarono nuove richieste di revisione, ma il giudice Thayer le respinse.
Il processo suscitò inoltre forti critiche per l’atteggiamento del magistrato, accusato di ostilità nei confronti degli imputati a causa delle loro convinzioni anarchiche e delle loro origini italiane.
Il 9 aprile 1927 venne formalizzata la condanna alla sedia elettrica.
Nonostante le proteste internazionali e le richieste di clemenza, il governatore del Massachusetts Alvan Fuller rifiutò di intervenire.
Nelle prime ore del 23 agosto 1927, Sacco e Vanzetti furono giustiziati nel carcere di Charlestown, continuando a proclamarsi innocenti.
Cinquant’anni dopo, il 23 agosto 1977, il governatore Michael Dukakis emanò una proclamazione ufficiale riconoscendo che il procedimento era stato profondamente condizionato dai pregiudizi contro gli stranieri e dall’ostilità verso le idee politiche degli imputati.
Il provvedimento istituì una giornata commemorativa, ma non costituì un’assoluzione giudiziaria né un perdono postumo.
Ancora oggi la responsabilità materiale dei due uomini nel duplice omicidio rimane discussa dagli storici. Le fonti istituzionali del Massachusetts riconoscono tuttavia che Sacco e Vanzetti non ricevettero un processo equo.
Il loro caso rimane così uno dei simboli più conosciuti della lotta contro gli errori giudiziari, le discriminazioni e le conseguenze irreversibili della pena capitale.