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Caryl Chessman: la condanna a morte e l'esecuzione del 1960
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Il caso Caryl Chessman: condannato a morte senza aver commesso un omicidio

uomo in carcere dietro le sbarre

La storia di Caryl Chessman, condannato a morte in California nel 1948 per rapina e sequestro. I dodici anni nel braccio della morte, i ricorsi e l’esecuzione nella camera a gas nel 1960.

Il 2 maggio 1960, nel carcere di San Quentin, in California, venne giustiziato nella camera a gas Caryl Whittier Chessman, un uomo di 38 anni che aveva trascorso quasi dodici anni nel braccio della morte.

La sua vicenda era diventata uno dei casi giudiziari più controversi degli Stati Uniti. Chessman era stato condannato per rapine, sequestri e aggressioni sessuali, ma non per omicidio. Una circostanza che alimentò un vasto movimento internazionale contrario alla sua esecuzione.

Durante la detenzione aveva scritto libri, studiato diritto e presentato numerosi ricorsi, riuscendo a ottenere diversi rinvii della pena capitale.

La sua battaglia giudiziaria terminò soltanto nel maggio 1960, in circostanze rese ancora più drammatiche da una telefonata arrivata quando l’esecuzione era ormai iniziata.

Cella carcere
Cella carcere – newsmondo.it

Caryl Chessman: le rapine del Bandito della Luce Rossa e la condanna a morte

Nato il 27 maggio 1921 a St. Joseph, nel Michigan, Chessman aveva trascorso parte della giovinezza in istituti di correzione e carceri, accumulando precedenti per diversi reati.

Nel gennaio 1948, le autorità californiane indagarono su una serie di rapine e aggressioni commesse nell’area di Los Angeles da un criminale soprannominato “Red Light Bandit”, il Bandito della Luce Rossa.

L’aggressore utilizzava una luce rossa montata sull’automobile per fermare persone che si trovavano in luoghi isolati, facendo credere loro di essere davanti a un agente di polizia.

In alcune occasioni, dopo aver minacciato le vittime con una pistola, le rapinava e aggrediva sessualmente le donne.

Il 23 gennaio 1948, Chessman venne arrestato dopo un inseguimento della polizia.

Il processo si concluse il 21 maggio 1948 con una dichiarazione di colpevolezza per 17 reati. Il 25 giugno furono pronunciate due condanne a morte.

La pena capitale derivava da una legge californiana conosciuta come “Little Lindbergh Law”, che permetteva di punire con la morte determinati sequestri di persona accompagnati da lesioni fisiche, anche in assenza di un omicidio.

I dodici anni nel braccio della morte e la telefonata arrivata troppo tardi

Chessman continuò a dichiararsi innocente dei reati per i quali era stato condannato e intraprese una lunghissima battaglia giudiziaria.

Una parte delle contestazioni riguardava la trascrizione del processo. Lo stenografo ufficiale era morto prima di completarla e il documento era stato ricostruito da un altro professionista, circostanza che Chessman considerava lesiva dei propri diritti.

Nel 1954, pubblicò il libro autobiografico Cell 2455, Death Row, diventato un successo editoriale internazionale.

La sua storia attirò l’attenzione di intellettuali, giornalisti e organizzazioni contrarie alla pena capitale.

Nel febbraio 1960, il governatore della California Pat Brown concesse un rinvio di sessanta giorni, tentando successivamente di ottenere una moratoria sulle esecuzioni. L’iniziativa non ebbe successo.

Il 2 maggio 1960, esauriti i ricorsi, Chessman venne condotto nella camera a gas di San Quentin.

Secondo la ricostruzione pubblicata dal Los Angeles Times, mentre iniziava l’esecuzione un giudice federale stava cercando di ottenere un ulteriore rinvio per esaminare nuovi argomenti della difesa.

La sua segretaria, però, compose inizialmente un numero telefonico sbagliato. Quando riuscì a contattare il carcere, il gas era già stato liberato e non fu possibile interrompere la procedura.

Chessman morì quella mattina, dopo quasi dodici anni di detenzione.

La sua esecuzione provocò manifestazioni e proteste internazionali, rafforzando il dibattito sull’abolizione della pena capitale.

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ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2026 19:17

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