La storia dell’omicidio di Sam Cooke, ucciso l’11 dicembre 1964 a Los Angeles. La sparatoria all’Hacienda Motel, le testimonianze, il verdetto e i dubbi sulla sua morte.
Nelle prime ore dell’11 dicembre 1964, il cantante americano Sam Cooke venne ucciso a colpi di pistola all’interno dell’Hacienda Motel di Los Angeles, in California. Aveva appena 33 anni ed era uno dei protagonisti della musica soul, conosciuto per successi come You Send Me, Wonderful World e A Change Is Gonna Come.
A sparare fu Bertha Franklin, responsabile della struttura, che dichiarò di aver agito per difendersi da un’aggressione. Le autorità stabilirono che si era trattato di omicidio giustificato dalla legittima difesa, ma le circostanze della morte continuarono a suscitare dubbi tra familiari, amici e ammiratori.
La vicenda divenne uno dei casi più discussi della storia della musica americana, alimentando nel tempo numerose ipotesi alternative mai dimostrate.

Sam Cooke: la notte all’Hacienda Motel e gli spari contro il cantante
La sera del 10 dicembre 1964, Sam Cooke si trovava a Los Angeles, dove aveva trascorso alcune ore in un locale insieme ad altre persone.
Durante la serata incontrò Elisa Boyer, una giovane donna che successivamente accompagnò all’Hacienda Motel, situato lungo South Figueroa Street.
Secondo la testimonianza resa da Boyer agli investigatori, Cooke l’avrebbe condotta nella struttura contro la sua volontà e avrebbe tentato di aggredirla sessualmente.
La giovane raccontò di essere riuscita a fuggire dalla stanza mentre il cantante si trovava in bagno, portando accidentalmente con sé anche alcuni suoi indumenti.
Boyer raggiunse una cabina telefonica e chiamò la polizia.
Nel frattempo, Cooke uscì dalla camera e raggiunse l’ufficio della direttrice Bertha Franklin, chiedendo dove fosse finita la donna.
Franklin dichiarò che il cantante aveva forzato la porta dell’ufficio e l’aveva aggredita, dando origine a una colluttazione.
La direttrice riuscì a recuperare una pistola calibro .22 e sparò tre colpi, uno dei quali raggiunse Cooke al petto, ferendolo mortalmente.
Secondo il racconto di Franklin, il cantante avrebbe continuato ad avanzare verso di lei, spingendola a colpirlo anche con un bastone.
Quando gli agenti arrivarono all’Hacienda Motel, Sam Cooke era già morto.
Il verdetto di legittima difesa e le ipotesi sulla morte
Le autorità di Los Angeles avviarono un’indagine basata principalmente sulle dichiarazioni di Elisa Boyer e Bertha Franklin.
Durante l’inchiesta del medico legale, le due donne confermarono le rispettive versioni dei fatti.
Anche Evelyn Carr, proprietaria del motel, contribuì alla ricostruzione, dichiarando di aver ascoltato telefonicamente parte della colluttazione.
Il 16 dicembre 1964, la giuria dell’inchiesta medico-legale stabilì che la morte di Cooke costituiva un caso di omicidio giustificato, riconoscendo la legittima difesa.
Bertha Franklin non venne quindi incriminata.
Il verdetto, tuttavia, non convinse tutti. Alcuni familiari e conoscenti del cantante contestarono le circostanze della morte e la ricostruzione presentata dalle testimoni.
Anche la cantante Etta James, che vide il corpo prima del funerale, avrebbe successivamente descritto lesioni che, a suo giudizio, apparivano difficili da conciliare con la versione ufficiale.
Nel tempo emersero teorie su una possibile rapina organizzata o un complotto legato agli interessi economici del cantante. Nessuna di queste ipotesi ha però trovato conferme probatorie sufficienti a ribaltare le conclusioni dell’inchiesta.
La morte di Sam Cooke provocò enorme commozione negli Stati Uniti. Migliaia di persone parteciparono alle cerimonie funebri organizzate a Chicago e Los Angeles.
Poco dopo la sua scomparsa venne pubblicato come singolo A Change Is Gonna Come, destinato a diventare uno degli inni del movimento per i diritti civili.
Nel 1986, Cooke fu inserito tra i primi artisti della Rock & Roll Hall of Fame.